Germania/ Il futuro dipende dall'Est
Di Alessandro Luigi Perna
A 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino il futuro della Repubblica Federale Tedesca dipende dalla Germania Est. Nel 2009 il paese affronta infatti 5 tornate elettorali di cui 3 sono fondamentali per il suo destino prossimo: le elezioni europee, le elezioni parlamentari e quelle presidenziali. Dopo 5 anni di Grosse Koalition a fare festa è la CDU/CSU del Cancelliere Angela Merkel. A piangere lacrime amare è la Spd dell’attuale ministro degli esteri del governo in carica Frank Walter Steinmeier. Se infatti la prima ha una popolarità alle stelle, il secondo sta pagando il debito che il partito ha contratto con la storia politica contemporanea. Con Gerhard Schroeder i socialdemocratici tedeschi erano diventati partner della terza via indicata da Clinton e Blair. Il mercato e la finanza non erano più nemici ma mezzi per produrre ricchezza da ridistribuire a tutti. Perché il gioco funzionasse il posto di lavoro non doveva più essere fisso come una roccia e agli investitori in borsa doveva essere data la maggior libertà possibile di sbagliare. Ma prima la competizione con i prodotti asiatici a basso costo determinata dalla globalizzazione e poi la crisi internazionale finanziaria USA hanno ucciso il bel sogno.
A pagarne le conseguenze sono state le classi più deboli che hanno visto erosi i loro diritti e i loro stipendi. Cioè proprio coloro che da sempre formano la base elettorale tradizionale dei socialdemocratici. Che prima si sono vendicati con la Spd togliendole il voto in occasione delle ultime elezioni nazionali, costringendo il partito alla grande coalizione con Angela Merkel. Poi premiando a più riprese la formazione della Linke di Oskar Lafontaine, composta da fuoriusciti dall’Spd refrattari al liberismo e dai comunisti della Pds nostalgici dell’era sovietica. Frank Walter Steinmeier ha capito l’errore di sensibilità e di strategia. Ha infatti svoltato a sinistra con il nuovo programma della Spd per le prossime elezioni di settembre annunciando più tasse per i ricchi e meno tasse per i poveri. Ma il nuovo corso rischia di non portare da nessuna parte. La grande madre Angela Merkel ha fatto innamorare di sé chi già la votava e chi ancora non se la sentiva. I liberali dell’FDP hanno visto ingrossare le loro file raccogliendo il malcontento dei ceti benestanti che non vogliono pagare un euro in più per tirare fuori il paese dalla crisi.
Insieme i due partiti di destra hanno i numeri per governare secondo i sondaggi. Ma soprattutto battono su tutto il fronte occidentale la Spd. Non resta che il fronte orientale. Ma la Linke a sinistra ha raccolto tutto il voto possibile di protesta di operai e impiegati che ancora credono nella lotta di classe. E soprattutto ha trovato terreno fertile con i suoi slogan vetero marxisti nell'ex Germania Est. Che si è sì riunita alla Germania Ovest, motore economico di tutta Europa, ma non ha ancora beneficiato di tale passo storico. Tanto è vero che nei lander dell'ex DDR la disoccupazione è alle stelle e c’è il più alto tasso di emigrazione ben da prima della crisi internazionale degli ultimi mesi. Chi resta e vota a sinistra continua a pensare che se il capitalismo è quello che ha visto negli ultimi 20 anni allora è meglio tornare a leggersi Il Capitale. O Frank Walter Steinmeier riuscirà a convincerli che non è vero, oppure alle prossime elezioni l’imminente, dignitosa e già prevista sconfitta dell’Spd si trasformerà nell’inizio della fine della socialdemocrazia tedesca.



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