Germania/ Westerwelle ministro degli Esteri

Mercoledì, 30 settembre 2009 - 08:00:00


Angela Merkel
Angela Merkel

La Germania svolta a destra. Tutti i risultati del voto

Angela vittoriosa e "libera", Berlino conta di più Di Achille Lega

Dopo il crollo dell'Spd/ E per il Pd è tutto da rifare
Gli industriali tedeschi hanno accolto positivamente la vittoria della Cancelliera, Angela Merkel (Cdu), alle legislative di domenica e la prospettiva di un nuovo governo di coalizione tra i conservatori dell'Unione (Cdu-Csu) e i liberali della Fdp: adesso la confindustria tedesca (Bdi) si aspetta le riforme, mentre i sindacati temono il peggio. Il leader della Bdi, Hans-Peter Keitel, ha subito sottolineato che gli industriali vogliono "sondare" insieme alla nuova coalizione il potenziale di una riduzione delle tasse. Da parte sua, il leader dell'associazione tedesca delle piccole e medie imprese, Mario Ohoven, ha detto che la Merkel e il capo dei liberali, Guido Westerwelle (che sarà certamente ministro degli Esteri del nuovo governo federale), rappresentano una "squadra da sogno" per questo settore. Non a caso, tra gli altri punti, il programma elettorale dell'Fdp non prevede alcuna protezione contro i licenziamenti ingiustificati nelle aziende con meno di 20 dipendenti. Una misura, questa, volta a dare più flessibilità alle aziende, soprattutto in tempi di crisi. Gli industriali chiedono anzitutto che la prevista riforma fiscale abbia come priorità una "correzione" dell'imposizione sulle imprese e della tassa di successione. "Giudicheremo il nuovo governo sulla base di quello che farà in tema di riforme", ha detto Keitel.

Tuttavia, alcuni esperti ritengono che, nonostante le promesse di conservatori e liberali di abbassare le tasse, il nuovo esecutivo avrà poco margine per mantenerle a causa degli elevati deficit accumulati per far fronte alla crisi. In particolare, le previsioni sono per un aumento del rapporto deficit-pil al 6% l'anno prossimo (contro il limite del 3% fissato dal Patto di stabilità e di crescita). Non nascondono la loro preoccupazione, intanto, i sindacati. Il presidente della confederazione tedesca delle associazioni di categoria (Dgb), Michael Sommer, ha messo in guardia l'Unione della Merkel contro un eventuale abbandono del ruolo di partito del popolo. "Abbiamo sempre detto" che secondo noi un'alleanza nero-gialla (dai colori di Unione e Fdp) non è una buona soluzione per il Paese, ha commentato Sommer. Questa coalizione "peggiorerà la situazione dei lavoratori e dei datori di lavoro se l'Unione rinuncerà al suo ruolo di dei datori di lavoro se l'Unione rinuncerà al suo ruolo di grande partito del popolo", ha sottolineato. "Questo dipenderà molto dalla volontà di Angela Merkel di proseguire nelle sue politiche sociali", ha aggiunto Sommer. Il leader sindacale si è quindi impegnato a collaborare con il futuro governo, ma ha sottolineato che non "accetterà" politiche "a favore degli speculatori e ostili ai dipendenti".

Vignetta merkel

L'SPD DA OPPOSIZIONE FA I CONTI CON LA LINKE; RISCHIO EMORRAGIA DA SINISTRA - Tre cancellieri, il partito più antico della Germania, consensi arrivati in altri tempi a oltre il 45%, una storia gloriosa che sembra approdata al suo declino: l'Spd è franata al voto in Germania, raggiungendo il suo peggiore risultato del dopoguerra, il 23%. Cacciati dal governo e relegati all'opposizione, i socialdemocratici sono schiacciati fra la sinistra radicale (Linke) e i Verdi, da una parte, e i partiti conservatori moderati (Cdu-Csu, Fdp), dall'altra, con la minaccia incombente di perdere voti sia a sinistra che al centro. Nessuno si augura in Germania, come emerge anche oggi dai commenti sul voto legislativo, il crollo dell'Spd, sarebbe un male per la democrazia del Paese. Ma la domanda se possa ancora definirsi un «partito popolare», è ricorrente e la risposta è «no». Nel nuovo scenario pentapartito creatosi in Germania a 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino (prima erano tre partiti poi quattro) l'Spd è il più penalizzato. Negli anni '80 sono arrivati i Verdi e hanno cominciato a rubarle voti. Poi, con l' Unificazione, è arrivato il conto della Ddr: la Linke, erede del partito post-comunista Pds, ha continuato l'erosione: un'emorragia inarrestabile, soprattutto a Est.

La Linke, mix di post-comunisti dell'est e delusi dell'Spd a ovest, è diventata con le sue due anime - incarnate da Gregor Gysi, politico con sospetto passato Stasi, e Oskar Lafontaine, ex leader Spd che ha voltato le spalle al partito - una calamita di voti di protesta a spese dell'Spd. A trainare ora il partito fuori dalle sabbie mobili è la generazione degli epigoni, privi del carisma e della statura dei grandi padri della socialdemocrazia. Willy Brandt fu il primo cancelliere Spd: un gigante nella storia europea, il politico della Ostpolitik, della distensione est-ovest durante la Guerra Fredda. Altri tempi: negli anni '70, la Spd arrivò fino al 45,8%, gli iscritti erano un milione (oggi sono la metà). Poi arrivò Helmut Schmidt, altro titano, campione dell'Europa, il cancelliere che gestì gli anni di piombo dei terroristi della Raf. L'ultimo fu Gerhard Schroeder, generazione dei «nipotini» di Brandt, il cui merito-demerito maggiore fu l'Agenda 2010: l'ambizioso programma di riforme che ha rilanciato l'economia e riequilibrato il mercato del lavoro (i frutti li ha raccolti però la Merkel) ma ha lacerato l'Spd. Frank-Walter Steinmeier, una carriera all'ombra di Schroeder, è un uomo di apparato, perfetto come numero due ma non come leader: a lui è toccato in sorte di guidare l'Spd nella campagna elettorale, di incassare la sua peggiore sconfitta e di traghettarla ora all'opposizione.

L'ipotesi di sue dimissioni non è stata nemmeno adombrata: Steinmeier sarà il capogruppo Spd al Bundestag e, secondo voci, anche nuovo leader del partito quando Franz Muentefering se ne sarà andato (forse già i prossimi giorni o al congresso a metà novembre). In panchina per un turn-over ai vertici, c'è la nuova generazione Spd, dell'ala sinistra: il sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, Sigmar Gabriel (ministro dell'ambiente), la vice-leader del partito, Andrea Nahles, e Olaf Scholz, ministro del lavoro. All'opposizione l'Spd cercherà di rimettersi in piedi dando filo da torcere al governo, fiancheggiata da Linke, Verdi e sindacati. Ma anche lì c'è guerra per il primo posto, e oggi Lafontaine ha escluso «coalizioni all'opposizione» con l'Spd. La sola strategia, se spera in una guarigione, è fare i conti con la Linke in vista di un riavvicinamento. Il traguardo potrebbero essere le elezioni nel 2013: fino ad allora però la strada è lunga e il rischio per l'Spd è di continuare a perdere voti a sinistra, o cominciare a perderli al centro.

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