Gaza/ Nella Striscia non perdono il sorriso. Ma le bombe continuano a cadere... La testimonianza di una volontaria
E allora anche noi, ogni giorno, ovunque dobbiamo farlo. Ho passato la mezzanotte del 31 davanti alla stessa chiesa, niente brindisi, niente feste, niente musica, niente balli, niente risate. Timide strette di mano coi locali e qualche saluto agli altri volontari. Il tutto mentre distribuivamo volantini di sensibilizzazione ai pellegrini più menefreghisti e bigotti che abbia mai incontrato. Uao. Il 2009 inizia così, sul campo, e non per lavarmi la coscienza con uno striscione, ma per dire ancora no alla violenza, no alla guerra, no alla negazione dei diritti umani, no all'omertà, no al menefreghismo. È difficilissimo stare qui a tradurre articoli, a scrivere, a leggere i bollettini di guerra, a vedere le foto di bambini sventrati e sapere che non si può fare nulla di concreto. La mia coscienza è a terra. E poi penso… cazzo da 60 anni provano le stesse cose circa 10 milioni di persone, quelle stesse persone che sono qua, sperano, pregano, lottano e vivono.
Siamo in collegamento skype con Rami, un insegnante di inglese nonché corrispondente da Gaza per un'agenzia di stampa, è palestinese. Ci parla della situazione, dietro si sentono le bombe cadere, qualche urlo, e lui si ferma un momento. Poi riprende. E ride addirittura. Come fa? Hanno bombardato il suo villaggio natale la settimana scorsa e lui ride?! Sì, perché se dovesse piangere per tutti i morti, la distruzione e la privazione che ha provato in vita sua non basterebbero le lacrime di un paese intero, dovrebbe non aver mai smesso di farlo da quando è venuto al mondo.
Provo un profondo rispetto per questo popolo che continua a credere, a saper ridere, ad andare avanti sempre e comunque. Mi stanno dando talmente tanto che faccio fatica a interiorizzarlo, a pensare e rifletterci sopra. Magari in nove mesi ce la farò. Poco a poco. Ma chi sono io per abbattermi in tre settimane??? Con quale supponenza posso farlo? E allora dai, manifestiamo, scendiamo in piazza e speriamo che prima o poi i nostri amati politici ci ascoltino. Speriamo anche noi. Chi vuole preghi. Chi predica la pace muova il culo.



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