Ecco la Gaza che non abbiamo visto. Il cadavere carbonizzato di un bimbo
Jon Snow è il conduttore del programma, un giornalista che arriva a Gerusalemme all'inizio del conflitto. Nel palazzo destinato a sede della stampa internazionale, all'ingresso, vi sono i resti di un razzo Qassam, racconta. "Il messaggio era chiaro" spiega Jon, "Israele è sotto attacco." Ai giornalisti occidentali, ai quali non sarà permesso entrare a Gaza ufficialmente per motivi di sicurezza, vengono consegnati opuscoli intitolati "Operazione Piombo Fuso" ovvero propaganda come in ogni guerra che si rispetti.
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Le difficoltà nel raccontare questo conflitto con i metodi tradizionali sono evidenti, non sarà infatti possibile ascoltare la voce dell'altro contendente, cioè di Hamas. Una giornalista israeliana intervistata da Snow spiega che il motivo consiste nell'evitare che succeda come in Libano nel 2006 dove ai giornalisti "veniva suggerito cosa dire e non dire da Hezbollah". Allora perché non farli andare a Gaza, stavolta? "Perché in ogni caso parlerebbero male di Israele."
Il documentario sottolinea che i luoghi di distruzione ai quali le autorità israeliane permettono di avvicinarsi sono quelli colpiti, in territorio israeliano, dai razzi Qassam. Viene fatto notare però nel documentario che, dall'inizio del conflitto, vi sono state solo una vittima civile israeliana e una decina di militari. La sproporzione tra la necessità di difendersi e il volume di fuoco effettivamente scatenato su Gaza come rappresaglia è evidente, sottolinea il giornalista.
Ma se i giornalisti sono tenuti fuori dal conflitto, chi racconta la guerra dall'interno? Gli inviati dei giornali e delle tv arabe, come Al Jazeera. Informazioni e immagini, sicuramente suggestionate dalla propaganda di Hamas, ma che comunque offrono un altro punto di vista forse più crudo che i media censurano.
Viene riportato a questo punto, nel documentario, il caso di un servizio arrivato alle televisioni occidentali da un'emittente araba, nel quale veniva mostrato il corpicino carbonizzato di una bimba. Un'immagine sconvolgente che le emittenti occidentali hanno censurato. In un'intervista, Jeremy Bowen, corrispondente dal Medio Oriente della BBC, si lamenta del fatto che queste immagini sono comunque decontestualizzate e non rendono paradossalmente il dramma della guerra. "Ho visto una cosa terribile l'altro giorno, un padre che baciava con tenerezza infinita il figlio morto. Se mi fosse stato possibile andare a Gaza, sarei andato nella casa di quest'uomo, se fosse stata ancora in piedi, avrei raccontato la sua storia. Ma questo è impossibile". "Se vedi un mucchio di corpi di bambini sei sconvolto, ma lo sei ancora di più se puoi raccontare lo strazio delle madri e dei padri".



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