Caso Mills e Gandus, Berlusconi non si arrende
Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo sostengono che un giudice deve apparire, oltre che essere, imparziale, un aspetto che solo il giudice può conoscere, guardando "nel proprio inconscio individuale. Nulla infatti può garantire all'imputato, ex avversario, che il giudice che deve giudicarlo abbia compiuto una tale metamorfosi da essere diventato una persona diversa da quella che lo criticava ferocemente, e da non conservare memoria alcuna di quella sua attitudine - scrivono Longo e Ghedini -. Forse l'inconscio individuale, dove i pensieri e le pulsioni di ciascuno vengono ricondotti a un'unità senza tempo, non è poi così facile da aggirare". I difensori del premier avevano presentato l'istanza di ricusazione per "inimicizia grave" producendo degli interventi critici della Gandus su provvedimenti in materia di giustizia presentati dal precedente governo di Centrodestra. I giudici d'appello milanesi avevano scritto nella loro decisione del luglio scorso che "l'istanza appare infondata nel merito". Al centro del processo, che ha preso il via a marzo 2007, c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone le informazioni su due società off-shore che sarebbero state usate da Mediaset per creare fondi neri. Sia Berlusconi che Mills hanno sempre respinto le accuse.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















