La resurrezione di Silvio
Venerdì, 10 luglio 2009 - 09:52:00
| Ode sul G8/ A Silvio |
Sulla crisi di rappresentatività e di incisività del club degli 8 grandi del pianeta sono pieni i manuali di relazioni internazionali e le pagine dei giornali e, da questo punto di vista sostanziale, il G8 dell’Aquila non fa eccezione. Tuttavia, il summit a presidenza italiana rappresenta un’inedita scommessa vinta dal presidente del Consiglio. Quello stesso Berlusconi che, alla vigilia del vertice, è stato bersaglio di aspre critiche sia sulla stampa nazionale che internazionale per la disinvoltura delle sue divagazioni sessuali, si può dire in qualche modo sia risorto all’Aquila, si può dire che abbia vinto la scommessa di mettere al centro della scena mondiale luoghi, come l’Aquila e la sua provincia, colpiti da un devastante terremoto; luoghi che solitamente, dopo le visite di pragmatica e l’attenzione di rito dei media, vengono lasciati a se stessi, abbandonati nel cono d’ombra delle notizie che escono dalle prime pagine. A Berlusconi va senz’altro riconosciuto il merito di aver tenuto acceso i riflettori su una catastrofe, di non avere nascosto sotto il tappeto una tragica ferita della nostra comunità nazionale.
C’è qualcosa di impudico in questa scelta, così come c’è qualcosa di impudicamente irriducibile nella persona stessa di Berlusconi. Tuttavia, una caratteristica del premier che spesso è scaduta nell’impresentabile, questa volta si è rivelata una virtù, una differenza che ha fatto del G8 dell’Aquila un unicum irripetibile, passando al setaccio le qualità pre-politiche, quell’ininsegnabile umanità dei suoi protagonisti: la raccolta commozione di Angela Merkel, lo stupore di Michelle Obama, le straordinarie qualità umane del presidente degli Stati Uniti.
Il G8, declassato dai media come puro evento mediatico con un fantasma di sostanza politica, ha così toccato il suo apice. Il New York Times, che il giorno dell’inaugurazione del vertice ha criticato duramente Silvio Berlusconi scrivendo “showmanship: perhaps. Leadership: no”, involontariamente coglieva nel segno l’essenza di questa kermesse internazionale che, solitamente blindata in quartier generali, giardini fioriti, foto di famiglia, questa volta all’Aquila ha dato di sé un’immagine più umana: i grandi della Terra tra le macerie (reali, quelle del terremoto) e simboliche (quelle dell’economia mondiale e dei dilemmi della politica internazionale) sono, per una volta, apparsi più vicini, più simili alla gente comune.



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