Afghanistan/ Sì degli Usa alla conferenza "italiana"

Venerdì, 27 febbraio 2009 - 14:15:00



Franco Frattini
E' l'Afghanistan il punto focale della missione che ha portato Franco Frattini a Washington per una due giorni fitta di impegni. Una visita sulla quale è piombata la notizia dell'invito fatto da Teheran al capo della Farnesina per una visita in Iran prima della ministeriale del G8 prevista a Trieste per fine giugno. Fonti della Farnesina hanno confermato di aver ricevuto l'invito, ma hanno specificato che nessuna data è stata ancora fissata. Il ministro degli Esteri è arrivato nella capitale statunitense in vista dell'incontro che avrà in giornata con Hillary Clinton, il primo tra il nuovo segretario di Stato americano e il capo della diplomazia italiana. "Il 70% dei colloqui" hanno detto fonti diplomatiche al seguito della delegazione sarà incentrato sul fronte militare più caldo per gli Stati Uniti e i suoi alleati: quell'Afghanistan sul quale pesa l'instabilità della regione tribale del Waziristan e la debolezza del governo di Kabul. Gli americani, ha aggiunto la fonte, hanno accolto con favore l'idea di una conferenza regionale portata avanti dall'Italia. "E' l'unica proposta venuta dagli europei sullo scenario afghano" ha spiegato la fonte, "ad essere considerata interessante".

Il formato dovrebbe includere i Paesi confinanti, quelli del Golfo, l'Egitto e l'Australia per avere un impegno comune sulla lotta al narcotraffico e sul controllo delle frontiere. Per questo il primo incontro in agenda è quello con Richard Hollbrooke, inviato speciale per il Pakistan e l'Afghanistan, l'uomo convinto che, in assenza di un consistente incremento del contingente militare, il Paese centrasiatico è destinato a cadere nuovamente sotto il controllo di terroristi e narcotrafficanti. "E' importante" ha aggiunto la fonte, "che Holbrooke tenga conto della policy europea" e per questo uno dei temi in discussione sarà una struttura di collegamento tra le capitali del Vecchio Continente sugli interventi da compiere in Afghanistan, simile a quella che, in loco e tra le cancellerie, si mise in funzione all'epoca della crisi nei Balcani. "Gli americani" ha detto la fonte, "chiedono agli europei di contribuire, più che con le truppe, con l'addestramento delle forze afghane e con la ricostruzione". Uno sforzo al quale l'Italia già contribuisce con sette squadre di addestratori e consiglieri militari; 13 poliziotti in Europol; 43 uomini della Guardia di Finanza incaricati di addestrare la polizia di frontiera e 17 agenti di polizia militare.

Significativo anche l'impegno economico per la ricostruzione: dal 2001 al 2008 l'Italia ha donato 460 milioni di euro in assistenza, in particolare incentrata nel settore della giustizia. Durante le elezioni presidenziali del prossimo agosto, inoltre, il numero provvisorio dei soldati italiani dispiegati in Afghanistan è destinato a passare da 2.800 a più di 3.000 unità. L'impegno in Afghanistan è utile anche per aprire un altro fronte: quello del negoziato con l'Iran. Teheran ha un serio problema di diffusione della tossicodipendenza e buona parte dell'oppio prodotto in Afghanistan si ferma in Iran. Proprio dalla necessità di fermare questo flusso e di stabilizzare l'Afghanistan può venire la disponibilità del regime degli ayatollah a collaborare con l'Occidente, fermi restando alcuni paletti: se l'Iran darà garanzie sul suo ruolo nella stabilizzazione del Paese, allora si potrebbe pensare di invitare Teheran alla riunione ministeriale del G8.

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