Francia: "In Libia bisogna insistere coi raid"

Giovedì, 14 aprile 2011 - 15:29:00

Libia guerra

LA FRANCIA - Parigi sostiene una "soluzione politica" per la crisi libica, ma ritiene necessario insistere sui raid perche' Muammar Gheddafi si convinca a lasciare il potere. "L'obiettivo e' chiaro" ha dichiarato il ministro degli Esteri, Alain Juppe, "Gheddafi deve andare via, dobbiamo mantenere una robusta pressione militare affinche' si renda conto che non v'e' altra opzione". A Doha si è riunito oggi il gruppo di contatto sulla Libia. Nella capitale del Qatar sono stati seduti allo stesso tavolo una ventina tra ministri degli Esteri dei Paesi aderenti alla coalizione multinazionale sotto comando Nato, tra cui Franco Frattini, e rappresentanti di Onu, Lega Araba, Unione Africana, Organizzazione per la Conferenza Islamica.

I RAID - La riunione non ha ancora risolto il punto se l'addio al potere del Colonnello debba essere o meno una precondizione per il negoziato politico. "Abbiamo chiesto alla Nato", ha continuato Juppe', "l'applicazione in modo robusto della missione messa in piedi in base alla Risoluzione 1973. Dobbiamo fare in modo che le nostre risorse militari aeree siano sufficienti. Finora la Francia ha fornito un terzo degli aerei utilizzati". Ieri Juppe' aveva criticato la Nato imputandole di non fare abbastanza per fermare gli attacchi delle forze del Colonnello contro Misurata. Quanto al cessate il fuoco, il ministro degli Esteri francese lo vuole "reale". "Non un semplice stop ai combattimenti", ha sottolineato da Doha, "ma il ritiro delle truppe di Gheddafi".

IL SEGRETARIO DELL'ONU - Ban Ki-moon ha avvertito che nel Paese nordafricano i civili a rischio potrebbero essere "3,6 milioni". Mentre cresce la pressione sulla Nato perche' intensifichi i bombardamenti, Sono arrivati anche gli emissari del Consiglio Nazionale Transitorio, il governo-ombra creato dai ribelli a Bengasi che ha fatto sapere che chiedera' un miliardo e mezzo di dollari in aiuti umanitari, offrendo in cambio forniture petrolifere. A Doha e' presente anche Mussa Kussa, l'ex ministro degli Esteri libico, che in futuro potrebbe fare da mediatore tra il regime e l'opposizione.

ARMI AI RIBELLI - I ribelli libici non sono intervenuti alla prima riunione del Gruppo Internazionale di Contatto, in corso a Doha, con l'intento di farsi armare dai Paesi o dalle organizzazioni partecipanti ai lavori: lo ha puntualizzato Ali el-Assawi, responsabile per gli Affari Esteri del Consiglio Nazionale Transitorio. "Ricevere armi non e' la nostra priorita'", ha tagliato corto Essawi. Nei colloqui bilaterali che hanno preceduto l'apertura dei lavori, i rappresentanti del Consiglio insurrezionale hanno invece chiesto aiuti economici e assistenza umanitaria. Per gli oppositori del regime di Muammar Gheddafi in realta' l'aspetto piu' importante del vertice in Qatar e' il fatto stesso di esservi stati invitati a pieno titolo, poiche' si tratta di un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento da parte della comunita' internazionale.

RASSMUSSEN - Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha negato che l'Alleanza atlantica vada a rilento nell'intervento in Libia. Rasmussen, a margine della riunione del Gruppo di contatto a Doha, si e' detto in disaccordo con la visione di una "Nato lenta": "Abbiamo mantenuto un ritmo operativo molto elevato", specificando che "le operazioni finiranno quando cessera' di esistere la minaccia per i civili". Un chiaro attacco a Francia e Gran Bretagna che hanno chiesto un'intensificazione dei raid aerei della coalizione internazionale contro le forze di Muammar Gheddafi.

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