Se Franceschini è la svolta, il Pd è alla frutta

Martedì, 24 febbraio 2009 - 09:53:00


Di Ricky Filosa 
 

La Carta di Dario Di Marco Volpati

Lettera aperta a Franceschini: prendi il telefono e chiama Tony Blair Di Aldo Turinetto

Pd, un segretario che potrebbe sorprendere

Leggi la cronaca della nomina di Franceschini del 'reporter' di Affaritaliani.it Emanuele Fiano, deputato del Pd presente all'assemblea

Nella fretta di imbastire una piéce accettabile per non chiudere definitivamente teatro e burattini, i maggiorenti del Partito Democratico si affannano a mostrare entusiasmo per l’elezione di Franceschini a segretario pro tempore. Mentre la base scalpita.
 
Applausi da Veltroni, benedizioni da Rutelli e D'Alema, felice la senatrice Finocchiaro... Unica voce fuori dal coro quella di  Parisi: non è da qui che dobbiamo ripartire, dice. Ma è in minoranza.
 
Dario Franceschini è giovane, preparato, certamente coraggioso. Si è presentato come alter ego di Veltroni, che del resto aveva fatto lo stesso con Prodi. E così, tra tarallucci e vino, tutto rimane uguale mentre ci si sforza di farlo apparire diverso.
 
Franceschini e Veltroni sono la stessa cosa: uno è il prolungamento dell'altro. Il passaggio del testimone fra Walter e Dario è solo uno specchietto per le allodole: e nonostante il sorprendente decisionismo dichiarato dal giovane neo segretario, ( “Azzererò il governo ombra, deciderò tutto da solo, nessuno tra quelli che applaudono pensi di suggerirmi cosa fare”… Ma non era il il Berlusca l’odiato Cavaliere Solitario?), non si vede discontinuità nelle sue parole, tutt’altro. Dica qualcosa di sinistra, Franceschini… Non faccia da eco a discorsi già sentiti, e a programmi già falliti.
 
Offre una sponda all’Udc, ma anche…alla sinistra ancora comunista; tenta il rilancio dell’antiberlusconismo ricalcando, e male, il delirio dipietresco; sfoggia una grinta improbabile, alzando i toni e digrignando i denti, e alla fine convince solo i suoi tutor, quelli che lo hanno esposto al giudizio della piazza per non bruciarsi e salvare se stessi, pronti come sono a ricominciare a correre, per le europee, per le amministrative o per un futuro ruolo da vero leader. 
 
Povero Franceschini: per salvare il malato ci sarebbe stato bisogno di una cura da cavallo, non della solita aspirinetta.
 
Primarie subito, e il coraggio di rischiare con nomi più nuovi, volti più giovani, programmi più credibili; e soprattutto identità chiara e forte, che non si limiti a rincorrere i rivali. Il popolo della sinistra c’è ancora, ma pretendere che sia un ex diccì a rimorchiarlo, è davvero troppo. 
 
ricky@italiachiamaitalia.com

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