Fotografato mentre faceva copiare gli atti. Pizzicato il colonnello Paglino
Ci sarebbero le prove che l’ufficiale della Gdf Salvatore Paglino, avrebbe permesso ad alcune giornaliste di fotografare atti giudiziari coperti da segreto d’ufficio. Ma non solo, c'è la fotografia che lo ritrae con le mani nel sacco. Perché ci sarebbe anche l’accesso abusivo ai sistemi informatici della Procura della Repubblica, telefonate in cui lo stesso ufficiale avrebbe dettato integralmente atti segreti e riferito, sempre ai cronisti, il contenuto delle indagini prima ancora di comunicarle ai pubblici ministeri. E' quanto risulta dall’indagine dei sostituti procuratori Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro, coordinati dal procuratore capo Antonio Laudati.
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Patrizia D'Addario
LE IMMAGINI
In una nota dell’ufficio, lo stesso capo dei pubblici ministeri baresi, evidenzia che “l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ufficiale costituisce solo una prima tranche di una (inchiesta, ndr) molto più ampia”. Dunque si tratta della punta di un iceberg, che rischia di travolgere altri investigatori. Secondo fonti vicine alla Procura, infatti, sembra che nel fascicolo, istruito sulla base di alcune fughe di notizie, ci sarebbero i nomi di altri ufficiali delle forze dell’ordine, tra Guardia di finanza e carabinieri.
Le fughe di notizie, quattro in tutto, sarebbero relative alle indagini sulle escort al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Rai-Agcom, entrambe condotte da Paglino, e Sanitopoli, condotta dai carabinieri. Più in particolare la magistratura vuole fare chiarezza sulla pubblicazione, tra le pagine del Corriere della Sera, dei verbali secretati di Tarantini, in cui descrive, proprio a Paglino, i party del presidente del Consiglio con 30 escort. Quei verbali, quando furono pubblicati sul Corriere, non erano stati ancora trascritti. Dunque è plausibile che la pubblicazione si avvenuta sulla base della sola dettatura del contenuto dell’interrogatorio.
Paglino ai domiciliari da tre giorni perché ritenuto dai pm baresi Dentamaro e Iodice la talpa delle inchieste del capoluogo sulla sanità pugliese oltre che per rivelazione di atti d’ufficio è indagato anche per stalking (ai danni di una testimone e di una giornalista) e per peculato, avendo utilizzato per pedianre telefonicamente le sue presunte vittime il cellulare di servizio e il telefono del suo ufficio. Un sostegno un po’ fragile per la carcerazione, chiesta dalla procura lo scorso 27 aprile, tanto che il gip ha deciso per i domiciliari quando il 31 maggio ha firmato l’ordinanza, rigettando l’arresto per stalking, poiché mancherebbero i "gravi indizi".
Quando a giugno scorso esplose il caso D’Addario-Tarantini, Berlusconi finì nel mirino per un’inchiesta nella quale non era nemmeno indagato. Ogni fuga di notizia apparsa sui giornali dai faldoni dell’inchiesta del pm Pino Scelsi finivano rilanciati dalla stampa, non solo italiana. E il dubbio è che la fuga di notizie fosse addirittura precedente all’uscita mediatica di Patrizia D’Addario: pochi giorni prima, Massimo D’Alema aveva annunciato una «scossa» per il governo, curiosamente collegato in diretta tv da una masseria del Salento dove si trovava insieme a Sandro Frisullo, che per quella «scossa» sarebbe finito in prigione. Ma all’epoca sembrava che i party e le notti a Palazzo Grazioli fossero il nocciolo dell’inchiesta barese. E dietro le indagini, a guidare gli investigatori, c’era sempre l’uomo di fiducia della procura del capoluogo, Paglino. In azione pure a Trani, pochi mesi fa, quando l’indagine sulle carte di credito revolving sfociò nell’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi.
Paglino avrebbe rivelato informazioni o messo a disposizione verbali e atti giudiziari in quattro occasioni con tre diverse giornaliste. In cinque occasioni ragguaglia una cronista prima sull’inchiesta di Bari, rivelando il 29 ottobre e il 6 novembre notizie relative agli accreditamenti delle cliniche private, e poi su quella di Trani, il 10 e 14 dicembre e il 22 gennaio. Il 17 dicembre Paglino anticipa a una giornalista che Minzolini e Del Noce verranno interrogati a Trani. E il 15 gennaio lo Sco lo immortala in macchina con una cronista, alla quale, spiega l’ordinanza, «consentiva di visionare e fotografare» atti giudiziari, relativi a Tarantini e all’ex Lady Asl Lea Cosentino. Ma c’è di più. In alcune occasioni gli inquirenti avrebbero «affidato» di proposito a Paglino atti «modificati» rispetto agli originali, per poterne così riconoscere la provenienza una volta che finivano pubblicati. E incrociando questa evidenza con tabulati e intercettazioni, i pm sarebbero risaliti al colonnello. Che oggi incontrerà il gip per l’interrogatorio di garanzia. Paglino ha fatto sapere di voler parlare.



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