Fli punta sul Polo della nazione e chiama Pisanu
E ora? Ora che il gruppo di Fli al Senato non ha più i numeri per restare in piedi, cosa accadrà? I sei senatori futuristi rimasti l'hanno detto con chiarezza: è il momento di dar vita a un gruppo del Polo della nazione. Scelta che rappresenterebe anche l'ancoraggio dei finiani con l'area moderata. Ma è proprio sulla nascita dei gruppi che convergono interessi diversi, a volta divergenti, anche fra le anime del Terzo Polo. C'è Fli, con i suoi sei senatori che spingono Fini a muoversi nella direzione dell'unità. E c'è l'Udc, che dopo l'uscita dei due dell'Svp conta su nove effettivi. Ma, riferiscono, almeno un paio di senatori sarebbero interessati al progetto. Poi c'è l'Api, che non nasconde ambizioni di gruppo autonomo a Palazzo Madama. Allo stato i rutelliani sono sei, ma anche su questo fronte le trattative con altri senatori sono più che avviate. 
Insomma, unito il Terzo Polo potrebbe costituire fin da subito un gruppo di oltre venti senatori. Anche solo due delle tre anime potrebbero superare la soglia dei dieci senatori. Ma per ora il pressing è soprattutto unilaterale, visto che è di ieri la richiesta di Gianfranco Fini a Beppe Pisanu affinché guidi un gruppo dei moderati al Senato. Anche sulla base dell'esito delle trattative di Api e Udc rispetto ai nuovi ingressi si vedrà la fattibilità del progetto.
Lo spettacolo della spaccatura di Fli continua a essere per lui un motivo di buon umore. Silvio Berlusconi, raccontano, se la ride a vedere i finiani litigare per quelle che considera delle 'poltroncine', neanche fossero al governo. Ma soprattutto, spiega chi ha avuto modo di parlarci, se la ride a vedere il presidente della Camera 'prigioniero' di Italo Bocchino. "Io non parlo mai male di nessuno, ma quello..." avrebbe detto riferendosi al vice presidente di Fli. Il premier continua a tenere sottocchio il pallottoliere della maggioranza alla Camera. Per ora la quota è 321 (Misiti e Gaglione vengono considerati ormai dentro), ma chi sta gestendo la pratica assicura che altri 4-5 deputati arriveranno a breve e che la vetta di 330 indicata dalla Lega sia un traguardo possibile. "Ormai la diga è rotta" sintetizza un alto dirigente del Pdl. Solo a operazione allargamento completata, viene spiegato, si procederà al cosiddetto rimpasto di governo.
Tanto buon umore ha tuttavia avuto una battuta d'arresto quando al governo è stata recapitata la lettera del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha di fatto stoppato il decreto Milleproroghe. Complice il solito Gianni Letta, il premier è salito al Quirinale e ha assicurato che il governo condivide i rilievi che gli sono stati mossi. Quaranta minuti in cui si è parlato anche di Libia, della situazione nordafricana e in generale della questione immigrati. Un incontro in cui si è cercato di mantenere un profilo 'istituzionale' ma che di certo non ha sciolto quel gelo tra palazzo Chigi e Colle che gli ultimi proclami del premier in materia di giustizia ha riportato a livelli di guardia.
Ma questo è un tema sul quale il presidente del Consiglio non sembra disposto a 'trattare'. Già la settimana prossima, infatti, si dovrebbe tenere il Consiglio dei ministri straordinario per il varo del progetto firmato da Angelino Alfano. Il premier oggi ha incassato anche il sostegno della Lega, che però in serata con Umberto Bossi ha 'archiviato' il progetto di ritorno all'immunità parlamentare. Il ripristino dell'articolo 68, comunque, non dovrebbe viaggiare assieme alla riforma costituzionale della giustizia che invece prevede la separazione delle carriere, il doppio Csm e anche una modifica della Corte costituzionale. E poiché il premier non intende compromettere questo risultato, nel vertice con Pdl e Lega che si è tenuto a palazzo Grazioli si è deciso anche di mettere da parte il cosiddetto processo breve: proprio per non contribuire a inasprire il clima, infatti, si è stabilito che domani la maggioranza non ne chiederà la calendarizzazione del provvedimento nell'Aula della Camera.



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