Privacy-intercettazioni, Fini spara su Berlusconi
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, dopo aver criticato questa accelerazione dei tempi, spiega come sia necessaria una legge che tuteli la privacy dei cittadini. E lo fa intervenendo alla presentazione della relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali nella sala della Lupa di Montecitorio. "Gli eccessi che causano la prevalenza del diritto all'informazione su quello della privacy devono spingerci a trovare una soluzione diversa da quella di coloro che pensano che il contemperamento tra il diritto alla riservatezza e le esigenze della sicurezza, della legalita' e dell'informazione possa scaturire spontaneamente". "Una cosa, infatti - aggiunge - e' sostenere che una legge possa essere formulata diversamente e meglio, tutt'altra cosa e', invece, accettare che il costo morale e materiale della sicurezza possa essere pagato da quanti alla fine potrebbero essere riconosciuti come innocenti". Se si considerano i due diritti, quello alla sicurezza e quello alla privacy "come fattori antitetici" e in contrapposizione tra loro, prosegue Fini, si rischia di dimenticare come la sicurezza "non debba essere concepita come un bene assoluto, quanto piuttosto come uno strumento al servizio dei diritti e delle liberta' secondo un rapporto funzionale di complementarieta"'.
Fini non nega il fatto che le attivita' di polizia, di difesa e di giustizia a volte necessitino di interventi "volti a derogare la disciplina generale in materia di tutela dei dati personali", ma il potere di controllo dello Stato "deve sempre essere esercitato nel rispetto di determinate condizioni per evitare che l'autorita' annulli la liberta"'. Per Fini quello che serve e' anche la proporzionalita' tra le istanze di sicurezza e quelle della tutela della privacy, pertanto sarebbero da preferire la raccolta e la conservazione dei soli dati pertinenti e aggiornati ad "enormi" ed "inutili database". Solo in questo modo, sottolinea, si rispondera' a quanto sostenuto dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo secondo la quale si deve evitare che gli strumenti per assicurare la sicurezza nazionale alla fine minino o distruggano la democrazia "con il pretesto di difenderla". Anche in presenza di "una logica emergenziale" che puo' caratterizzare determinati periodi storici, avverte Fini, "lo Stato di diritto non puo' mai legittimare vistose ed inammissibili violazioni dei principi fondamentali in nome della cosiddetta 'ragion di Stato".
Non puo' prevalere la logica del 'fine che giustifica i mezzi', osserva ancora il presidente della Camera. Le societa' democratiche, insiste, non devono rinnegare quello che lui definisce "il proprio DNA" che si fonda sul "rigoroso rispetto delle regole e delle procedure a garanzia delle liberta' fondamentali". Perche' i cittadini, afferma, "pretendono giustamente" di essere rispettati nei loro diritti, nella loro dignita' e nella loro riservatezza. E siccome la tecnologia si afferma sempre piu' come una forza autonoma rispetto ai sistemi politici ed economici, per Fini, acquista "carattere di urgenza e di indifferibilita"' la tutela dei diritti fondamentali quali la riservatezza e la sicurezza delle transazioni commerciali nel momento in cui i dati sensibili vengono acquisiti, raccolti e diffusi "on line". Quindi il concetto stesso di privacy, per il co-fondatore del Pdl, presuppone la necessita' di assicurare "ad ognuno di noi il controllo esclusivo delle informazioni che ci riguardano" per poter "compiere scelte libere da ogni condizionamento o pregiudizio sociale". E' comunque la stessa protezione dei dati, sostiene Fini, ad offrire "strumenti giuridici importanti per la difesa dei diritti specie nel caso in cui l'introduzione dei mezzi di indagine particolarmente invasivi per la natura dei reati perseguiti e per l'uso delle nuove tecnologie non e' andata di pari passo con l'individuazione di idonee garanzie".



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