Fini Pelosi
Di Giuseppe Morello
Sarebbe stato di tutt’altro tenore il lancio di Generazione Italia se il centrodestra non avesse vinto le regionali. L’area politica (per ora è solo un giornale online) lanciata da Italo Bocchino con il patrocinio di Gianfranco Fini nasce con toni concilianti e collaborativi, molto più mansueta di quanto ci si aspettasse, frustrata nelle sue intenzioni critiche dalla conferma della leadership di Berlusconi.
L’intenzione rimane quella di fare di Fini il successore del Cavaliere, ma i tempi si allungano e soprattutto cambia la tattica. Se il Pdl avesse perso le regionali l’attacco a Berlusconi sarebbe stato frontale e forse ci sarebbe stata la scissione dei finiani. Ora invece c’è un sorprendente uso di formule analoghe a quelle usate da D’Alema quando fuori dal Pd fondava associazioni che volevano essere “un contributo costruttivo al partito”, e che invece nascevano per sostenere soltanto lui.
Nel suo editoriale di lancio Bocchino parla infatti di un “aggregatore” che ha “l’obiettivo di unire e non dividere”, che ha come “elemento principale del suo agire l’armonia”. Ecumenico.
Lo stesso Bocchino arriva a invocare il tridente del centrodestra (Fini, Bossi e Berlusconi), parla di gioco di squadra e soprattutto vede per Fini un ruolo simile a quello che Nancy Pelosi ha svolto per i democratici americani nella riforma sanitaria, e cioè un ruolo di collante, di mediazione, di dialogo, all’interno del Pdl e con la Lega.
Traduzione: Fini ha capito che non è il momento di “andare ai materassi”, anzi meglio sostenere il premier perché con un Berlusconi così forte si rischia il grugno. Meglio attendere con pazienza democristiana e sorrisi di circostanza. Poi si vedrà.



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