Fini attacca: chi è indagato lasci gli incarichi

Martedì, 27 luglio 2010 - 09:17:00


«Mantenere incarichi per chi è indagato è una questione di opportunità politica». Ci si aspettava, dal presidente della Camera, una frenata sulle uscite di Fabio Granata, per rompere l’accerchiamento in atto sul vicepresidente della Commissione Antimafia. Invece Fini non molla di una virgola. Anzi. «La grande questione dell’etica – dice in video-collegamento con la convention napoletana di Generazione Italia – deve essere una bandiera del Pdl». Per Fini «va bene il garantismo, ma c’è da chiedersi – insiste – se è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici. Una necessità anche a livello regionale, qui in Campania», avverte. Il caso Cosentino, insomma, non è chiuso con le sue dimissioni da sottosegretario, mentre resta coordinatore regionale del partito. Ma l’attacco di Fini vale pari pari, anche se non lo dice esplicitamente, per il coordinatore nazionale Denis Verdini, che lascia l’incarico bancario, ma resta al suo posto nel partito. Tocca allora ad Adolfo Urso chiedere esplicitamente il passo indietro di Verdini. Mentre il presidente di Generazione Italia, Italo Bocchino, ci va giù ancor più duro: «Davanti ai probiviri Pdl dovrebbero andare Verdini, Cosentino e Dell’Utri».

Insomma, la strategia dei finiani è: su Granata nessuna sconfessione, ben altre sono le questioni che mettono in cattiva luce il partito. «Non si può reagire alla questione morale con le espulsioni – avverte Fini – le espulsioni contro le idee non sono da partito liberale». E, aggiunge, «chi pone la questione morale non è un provocatore». Ma esclude anche uscite consensuali: «Sentiamo il dovere di impegnarci dentro il Pdl», chiarisce ancora Fini. «È la nostra casa, vogliamo cambiarla dal di dentro». E, parlando a un uditorio campano, rilancia anche sulla questione meridionale, con un nuovo altolà sul federalismo fiscale: «Passare alla spesa standard rischia di danneggiare il Sud se non c’è da parte del Pdl un lavoro istruttorio che lo veda protagonista», e questo suona come un avvertimento anche per Silvio Berlusconi che su questo tema aveva promesso, e poi annunciato, un’apposita commissione interna. Un altro messaggio rivolto alla Lega, poi sull’emendamento per le quote latte: «È stato un pessimo segnale, per compiacere mille allevatori leghisti che si trovano in una situazione di illegalità».

Tocca allora a Fabrizio Cicchitto farsi interprete dell’irritazione che suscita la nuova uscita del presidente della Camera: «Alla lunga l’equilibrio interno di un partito così non regge. In questo modo – avverte il capogruppo alla Camera – Fini devasta il partito». E mentre Ignazio la Russa torna a consigliargli di lasciare la presidenza di Montecitorio ed entrare nel governo, un altro coordinatore come Sandro Bondi sbotta: «Così Fini viene meno ai suoi doveri istituzionali».
Italo Bocchino, intanto, già disegna la strategia 2: «Nessuna separazione consensuale, se Berlusconi vorrà si assumerà la responsabilità di una separazione traumatica. Nessuna crisi, ma dovrà fare i conti con una forza alleata, trattando con noi di volta in volta».

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