Fini: no alla democrazia giudiziaria, troppa discrezionalità a pm e giudici
"Giudici diversi e, molte volte, lo stesso giudice dopo un breve lasso di tempo (per esempio, la stessa sezione della Cassazione o del Consiglio di Stato), forniscono interpretazioni diverse e qualificazioni giuridiche differenti dello stesso fatto. L'ampiezza della discrezionalita' porta all'incertezza del diritto, che e' una minaccia reale per i diritti dei cittadini". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione della presentazione a Montecitorio del libro di Luciano Violante, "Magistrati".
Fini ha evidenziato: "L'esasperata 'giuridicizzazione' della vita sociale. In Italia, infatti, la complessita' del sistema giuridico e' ancora piu' elevata che in altri Paesi, a causa della spinta a regolamentare ogni aspetto della vita sociale e a estendere, di fronte all'ineffettivita' di molte regole, il ricorso alla sanzione penale. Il diritto penale, da tecnica eccezionale di regolamentazione sociale, e' diventato modo normale di legiferare, con ovvio sovraccarico di aspettative in ordine alle funzioni di questa branca del diritto. In questa situazione il pubblico ministero e il giudice hanno un margine di discrezionalita' troppo ampio rispetto alla scelta di come qualificare giuridicamente un fatto".
Per Fini: "Ciascun atto normativo, da parte sua, diventa sempre piu' complesso, ambiguo, esposto a molteplici interpretazioni. Da qui la rilevante attivita' di interpretazione ermeneutica devoluta ai magistrati che, quando applicano il diritto al caso, in parte lo creano, attribuendogli un significato normativo tra i tanti in astratto possibili. Questa delicata funzione, se esercitata in modo eccessivamente discrezionale, attribuisce pero' all'organo giudiziario un potere che, per certi aspetti, e' simile a quello del potere legislativo. 'Giudici legislatori', 'Governo dei giudici' e 'democrazia giudiziaria' diventano, pertanto, espressioni ricorrenti nel dibattito pubblico e non solo in Italia".



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