Terza carica dello Stato e leader di una fazione. Tutte le contraddizioni di Zelig Fini
IL COMMENTO 1/ E ora il presidente della Camera detta la linea ai "suoi" ministri IL COMMENTO 2/ Fini, Casini e Rutelli nuovi o lavati con Perlana? Il caso Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia indagato nell'inchiesta sulla cosiddetta P3, è previsto che si chiuda oggi alle 18 alla Camera con il voto sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv. Finiani, Udc, Api di Rutelli ed Mpa si astengono.
NON RISPONDE SUL CASO MONTECARLO, ALTERA IL RUOLO ISTITUZIONALE E INCARICA LA BONGIORNO DI DIFENDERLO CONTRO LA LIBERA STAMPA. PERCHÉ IN ITALIA DI BERLUSCONI SI PUÒ DIRE TUTTO E DI FINI NO?
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Se si è antiberlusconiani tutto è consentito in Italia? Editorialisti (dietro i quali si nascondono i direttori di giornali) e opinion maker possono perdonare a Gianfranco Fini atti e comportamenti che se messi in atto da Berlusconi avrebbero scatenato i maggiori soloni d'Italia? Dalla giudiziaria al diritto costituzionale, i casi concreti non mancano. Si può tollerare, ad esempio tanta vaghezza di fronte alle rivelazioni giornalistiche sulla cessione della casa di Montecarlo, passata da An al cognato di Fini, che l'ha comprata e vi abita con piena soddisfazione? Si può liquidare il tutto come una campagna scandalistica e farsi un baffo della pubblica opinione querelando e contrastando il lavoro d'inchiesta dei giornali, liquidato come paccottiglia maleodorante?
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Fini non ne sapeva nulla? E' passato sopra la sua testa? Altroché. Nel dossier pubblicato da Il Giornale c'è un documento chiave che chiama in causa l'ex leader di An: la delega diretta a vendere firmata da Gianfranco Fini in persona, in quanto rappresentante legale di An, a favore del tesoriere di An senatore Pontone, che fino a ieri traccheggiava e negava ma che invece risulta firmatario dell'atto davanti al notaio. E ancora, Fini compare con la sua firma sotto atti notarili vergati addirittura alla Farnesina, quando egli, da ministro, era titolare degli Esteri (in quello stesso ministero dove il suo portavoce Sottile, proprio in quello stesso periodo, mandava l'auto blu a prelevargli le veline per pomiciare in ufficio).
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I giuristi opinionisti riempiono paginate sui cambiamenti e le degenerazioni che a loro avviso Silvio Berlusconi sta imprimendo al sistema e agli equilibri istituzionali. Ma tacciono su questo stravolgimento del ruolo del presidente della Camera operato da Gianfranco Fini. E pensare che in passato altri presidenti della Camera di maggiore senso delo Stato si dimettevano dal partito di provenienza, per suggellare anche con un gesto formale l'assunzione di una responsabilità super partes e di garanzia.
E infine un appunto per Fini e per l'avvocatessa Bongiorno, incaricata di difenderlo nella querela a Il Giornale. Forse l'avvocatessa di Giulio Andreotti, poi scesa in campo in politica e assurta al ruolo di presidente della Commissione Giustizia della Camera, avrebbe fatto meglio ad astenersi dall'assumere l'incarico di difendere Fini nei confronti di un organo d'informazione. Anche lei per garantire al suo ruolo una terzietà e un distacco dalla polemica politica. Ella sta gestendo partite istituzionalmete delicate, proprio legate al rapporto tra giustizia e informazione. Un maggior senso dello Stato e delle istituzioni avrebbe dovuto suggerirle di astenersi. Di avvocati capaci di assistere Fini in una querela per diffamazione ve ne sono a bizzeffe. Perché proprio lei? Per aggiungere confusione e sovrapposizioni e sovraesposizioni? Perché i commentatori criticano il rapporto tra Berlusconi e il suo avvocato onorevole Ghedini, ma tacciono sullo strano intreccio Fini-Bongiorno?



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