Fini? Togli un posto a tavola
Di Pietro Mancini
Gianfranco Fini? Queste le principali ragioni, politiche e personali, che dovrebbero convincerlo a lasciare la "buona (anzi, ottima...) poltrona" di Montecitorio.
1) E' la prima volta che il presidente della Camera è anche il leader di un nuovo gruppo, che presto diventerà un partito, che si pone in aperto conflitto con il PDL e con la maggioranza, che nel 2008 hanno designato ed eletto Fini sulla poltronissima, che fu di Pertini e Nilde Jotti. Gianfarnco lanci, domenica, i suoi strali acuminati contro Silvio, ma da deputato semplice: sarebbe assurda e surreale la farsa di un Presidente della Camera principale oppositore, e rallentatore, dei provvedimenti, che l'esecutivo si appresta a varare, avendo ottenuto il mandato dal popolo.
2) Negli anni '70, il socialista Sandro Pertini lasciò la Presidenza, in seguito a contrasti politici con il segretario del suo partito, Craxi. Più di recente, nel 1998, lo statista di Ceppaloni, e noto "poltronista", Mastella lasciò la Vice-presidenza della Camera, dopo aver favorito la nascita del governo D'Alema, sostenuto da uno schieramento diverso da quello, che aveva designato don Clemente per quell'incarico.
3) Di recente, a Cortina d'Ampezzo, un autorevole giornalista, Bruno Vespa, ha riferito una sua conversazione con Fini, nel corso della quale Gianfranco ha ammesso, esplicitamente, di puntare al logoramento e alla fine (politica) del premier. Una strategia, che contrasta, in modo evidente e clamoroso, con il fatto che Silvio non è solo il premier, ma è anche il leader dello schieramento, sotto il cui simbolo ("Berlusconi Presidente") il compagno della Tulliani, Bocchino, la sussiegosa avv. Bongiorno, Granata, ecc. sono stati eletti non un secolo, ma solo 2 anni fa.
4) Il reale obiettivo di Fini e dei suoi? Far passare le settimane e i mesi, per convincere Napolitano - che auspichiamo sia imparziale e bocci tali manovre - a dar via libera a un "governo-pastrocchio", senza e contro Berlusconi, privo della legittimazione degli elettori.
5) Non si può non ignorare che la vicenda di Monte-Carlo e le cospicue, e improvvise, fortune, finanziarie e immobiliari, dei Tulliani siano imbarazzanti, per Fini, che non ha chiarito la vicenda dell' eredità della nobildonna Colleoni e non ha smentito i suoi pesanti interventi pro- " cognato ", Giancarlo Tulliani, su alcuni dirigenti della RAI.
Lo stesso Fini, che è stato severissimo - rinunciando al riserbo, che dovrebbe sempre mantenere un alto rappresentante delle istituzioni - quando, in nome della " questione morale ", si è scagliato, in singolare sintonia con i rappresentanti di IDV e del PD, contro alcuni esponenti del PDL, raggiunti da avvisi di garanzie in inchieste tuttora in corso.
6) I finiani provengono dal vecchio MSI di Almirante e Romualdi, che furono implacabili fustigatori, in Parlamento e nel Paese, del regime partitocratico, incarnato dalla vecchia "Balena bianca". E adesso il futuro, per uno di quei paradossi, non rari in politica, potrebbe riservare un sino a qualche mese fa non ipotizzabile "embrassons nous" con gli eredi del peggiore doroteismo scudocrociato.
D'accodo, Presidente Fini, lei intende allearsi anche con i vecchi nemici dc, Casini e Pisanu, e persino con Vendola e Di Pietro, pur di sfrattare da Palazzo Chigi l'odiato Berlusconi. Ma è sicuro che l' elettorato di destra approverà questa scelta e la seguirà?
7) In politica, come nella vita, dovrebbe contare qualcosa anche la riconoscenza. Spicca, invece, in questa vicenda l' ingratitudine del deputato bolognese nei confronti del Cavaliere di Arcore, che prima lo " sdoganò ", nel 1993, e poi lo ha imbarcato al governo, affidandogli incarichi prestigiosi (vice- presidenza del Consiglio e Farnesina). Infine, all'inizio di questa legislatura, Berlusconi ha collocato Gianfry su una poltrona che, qualora fosse rimasto a capo del nostalgico partito neo-fascista, avrebbe visto, sì, ma con il cannocchiale...



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