C'è Fini dietro il blitz contro Tremonti
Gianfranco Fini contro Giulio Tremonti. Ancora una volta. Come nella legislatura 2001-2006. Il presidente della Camera sarebbe infatti dietro il documento in dieci punti - che Affaritaliani.it pubblica integrale (vedi box a lato) - con il quale si chiede un cambio di rotta all'inquilino di Via XX Settembre. All'ex leader di Alleanza Nazionale non è piaciuta la sortita del ministro dell'Economia sul posto fisso, "forse non si è reso conto degli effetti che avrebbe determinato, e poi ha voluto lo stesso tenere il punto, ridimensionandone comunque la portata". Ma non è quello il problema, quanto le divergenze che nota nel governo e nella maggioranza. Il co-fondatore del Pdl riconosce che "la linea di contenimento della spesa è dettata dal fatto che l’Italia rischia il patatrac. Perciò il ministro non prende per ora in considerazione costi aggiuntivi".

Giulio Tremonti
Affaritaliani.it pubblica il 'presunto' documento del Pdl anti-Tremonti
Per quanto possa apparire paradossale, la strategia decisa da Tremonti incide sul lavoro istituzionale di Fini. Il numero uno di Montecitorio se n’è reso conto durante un incontro con i presidenti delle commissioni parlamentari della Camera: "Se il Parlamento non ha argomenti da discutere, deriva anche dal fatto che i lavori in commissione spesso vengono bloccati dal Bilancio. Basta infatti che un provvedimento preveda una sia pur minima copertura economica e l’ultima parola spetta al governo. E siccome senza copertura non va avanti...". Dal suo scranno sente l’eco che arriva dal Tesoro dove chiedono di "pazientare" in attesa di sapere quali effetti produrrà lo scudo fiscale sul gettito - e al contempo percepisce l’impazienza di Berlusconi, "che sottolinea sempre come la sua sia la politica del fare, e però non riesce a fronteggiare tutte le richieste che vengono dai settori produttivi del Paese".
Davvero il Popolo della Libertà ha scritto un documento contro Tremonti? La reazione è netta, così come il tono delle smentite. Il primo a dire la sua è Brunetta: "Il documento? Mai esistito, non mi risulta. Non vedo Verdini da mesi e non mi riunisco con la Prestigiacomo se non nel Consiglio dei ministri. Quindi, attenti alle bufale". Che si tratti di una sorta di polpetta avvelenata ne è convinto pure Scajola: "Non ho partecipato alla stesura di alcun contro-documento di politica economica, né ad alcuna iniziativa per “ridimensionare” il ministro Tremonti. Con il collega ci confrontiamo quotidianamente, lealmente e in spirito di collaborazione, per individuare le misure migliori per arginare la crisi, rimettere in moto la ripresa, assicurare al Paese un futuro di crescita e di benessere". E ancora. "Io non so nulla di questo documento", è il secco commento di Fitto. Un po’ più articolato lo sfogo della Prestigiacomo. "Non ho ragioni per sottoscrivere documenti contro Tremonti e non l’ho fatto neppure in questo caso. Sto chiedendo da tempo al ministro dell’Economia che venga ripristinato il bilancio al mio ministero e pretendo che venga fatto in sede di Finanziaria, non certo attraverso le eventuali entrate dello scudo fiscale. E poi, gli dico sempre in faccia quello che penso, non ho certo bisogno di questi strumenti".



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