Fini, giustizialista con Papa
Di Pietro Mancini
Gianfranco Fini, presidente della Camera, continua ad esprimere consenso, senza nascondere la sua esultanza, per la ormai lunga detenzione preventiva del deputato Papa. Ed è accusato dai presidenti dei gruppi parlamentari del PDL, Cicchitto e Quagliariello, di comportarsi da "cinico burocrate" nella vicenda di don Alfonso, presunto esponente della "P4", che sta trascorrendo un lungo periodo, in cella, nel vetusto carcere di Poggioreale.
Ma, quando arrestarono il fascistone Sandro Saccucci, che fu coinvolto in una sparatoria, nel 1976, a Sezze Romano, nella quale rimase ucciso un giovane militante comunista - il suo partito, l'MSI di Almirante - la cui organizzazione giovanile, il Fronte della gioventù era guidata proprio da Fini- votò contro le manette al "camerata".
Gianfranco conosceva molto bene Saccucci, picchiatore all' Università, accompagnatore e guardaspalle degli esponenti missini ai comizi ed alle manifestazioni di piazza, fino a diventare deputato, nonostante nel Msi gli venissero rimproverati spesso, ma solo verbalmente, i suoi "eccessi squadristici" e la partecipazione, per un certo periodo di tempo, alla scissione di "Ordine Nuovo".
Ex ufficiale paracadutista, ragioniere, ex rappresentante di commercio, dai suoi "ragazzi" Saccucci preferiva farsi chiamare "tenente" anziché onorevole. Fu eletto, la prima volta, nel ' 72, dopo una parentesi di 11 mesi, trascorsi in carcere, per l' inchiesta sul tentativo di colpo di Stato di Junio Valerio Borghese. Ottenne oltre 18 mila preferenze e fu subito incaricato dal Msi di entrare a far parte della Commissione Difesa della Camera.
Dopo il sanguinoso raid di Sezze, per cui fu condannato in appello a 8 anni di prigione, Saccucci fu, solo formalmente, "scaricato" dal Msi, anche se contò sempre su aiuti personali all' interno del partito di Almirante e Fini. All' epoca dei tragici fatti, poi, emersero strani collegamenti fra il deputato missino e ambienti golpisti dei servizi segreti italiani. Inseguito da un mandato di cattura, dopo il "disco verde" della Camera all'arresto del deputato-pistolero, Saccucci venne arrestato a Londra dalla polizia inglese, su segnalazione dell' Interpol. Poi però, essendo stato rieletto alla Camera dei deputati, fu rimesso in libertà.
Da quel momento, del "camerata" e collega di Fini, non se ne seppe più nulla, almeno ufficialmente. Fu fermato una volta alla frontiera fra Spagna e Francia. Alcune voci lo diedero riparato in Cile, sotto il regime fascista di Pinochet, poi fu segnalato in Argentina, dove poteva contare su protezioni e aiuti anche a livello governativo.


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