Insider: no della Lega a Fini premier

Martedì, 16 marzo 2010 - 14:59:00


FORUM/ Gianfranco Fini può essere il futuro leader del Pdl e candidato premier del Centrodestra?

Tutti gli uomini di Gianfranco Fini: nomi e cognomi
Ufficialmente non lo dice. Ufficialmente non può dirlo. Siamo a pochi giorni dalle elezioni e i voti di tutto il Popolo della Libertà sono fondamentali in Veneto ma soprattutto in Piemonte, dove la sfida tra Roberto Cota e Mercedes Bresso sarà all'ultima scheda. Ma la Lega Nord si oppone fortemente all'ipotesi che in futuro sia Gianfranco Fini il candidato premier della coalizione di Centrodestra. Generazione Italia di Italo Bocchino serve proprio come trampolino di lancio per il presidente della Camera verso Palazzo Chigi. Il Carroccio, però, che spera in un ottimo risultato alle elezioni regionali di fine marzo, non ci sta. Troppe le differenze con l'ex leader di Alleanza Nazionale, dal federalismo al tema scottante dell'immigrazione. Secondo Umberto Bossi l'ideale sarebbe la presidenza della Repubblica per Fini e la leadership in mano a Giulio Tremonti (o in alternativa a Roberto Formigoni).

Fini lancia l'Opa sulla leadership del Cav. E il Pdl studia le contromosse

Più che Generazione Italia, sembra Generazione Fini. Fini l'ispiratore, finiano l'obiettivo, finiani i promotori, a cominciare dall'iperattivo Italo Bocchino che al progetto ci lavorava da due mesi sottotraccia, ma che Feltri ha annusato e spiattellato su Il Giornale.

Lo stesso Bocchino che nel caleidoscopio di iniziative nel segno di Fini, ne sta per lanciare un'altra che già suscita malumori, specie tra gli ex forzisti che si sono visti recapitare annuncio e invito nella casella postale dei parlamentari: tutti al battesimo (imminente) di Fare Ambiente, associazione satellite del pianeta-madre Fare Futuro. Insomma una manovra concentrica, si fa notare nei ranghi del partito, che ha un solo obiettivo, peraltro dichiarato dallo stesso vicepresidente dei deputati Pdl: costruire la leadership di Fini. E farlo dall'interno.

Per questo - scrive l'Occidentale -, c'è bisogno di mettere in campo un progetto strutturato (fondazione o associazione) che abbia i propri terminali nel territorio e sappia veicolare mediaticamente i passaggi per quella che già adesso appare molto più e ben altro che una corrente. Ecco dunque la rete di "fedelissimi" - presenti e futuri è l'auspicio - dislocati nelle realtà locali, il giornale on line, la convention di maggio. Il tutto "confezionato" con l'intenzione di arricchire il dibattito, la circolazione delle idee nel partito dove l'altra mission è "riportare la democrazia". In una parola: consolidare il Pdl.

Tuttavia, a ben guardare, il rischio è che così il partito si finisca per svuotarlo, per dirla con Cicchitto, o comunque che lo si esponga a un frazionismo interno che è l'esatto contrario del consolidamento e dell'unità. Ma quali sono i rischi e gli effetti del progetto finiano che verrà ufficializzato il primo di aprile (e "non è uno scherzo", precisa Bocchino)? Molti e tutti in contrapposizione con le motivazioni ufficiali che i seguaci del presidente della Camera argomentano, è il commento ricorrente nei ranghi del Pdl. Anzitutto un'osservazione sulla tempistica. Perché lanciare l'operazione in piena campagna elettorale? Certo, Feltri che di mestiere fa il giornalista, può aver spiazzato i finiani sulla tabella di marcia, ma la sostanza del problema non cambia perché il progetto c'è e se non ora, sarebbe stato ufficializzato tra qualche settimana.

La sostanza è un'altra. Cosa significa costruire la leadership di Fini? In un partito la leadership è una sola e non se ne può agevolare un'altra in corso d'opera pensando, magari, che quella del Cav. è la leadership di oggi e quella di Fini la leadership del domani, è il ragionamento di fondo tra i pidiellini. E ancora: parlare di nuova leadership, vuol dire disconoscere quella che già c'è ed esiste non per ragioni statutarie ma per il consenso che gli elettori hanno manifestato e continuano a manifestare a Berlusconi. Vuol dire, in sostanza, lavorare per contestarla, lanciando su di essa un'Opa. O, altrimenti, significa creare una leadership correntizia.

E se fosse una corrente, ma i finiani dicono di no, come la si deve considerare, si domandano a via dell'Umiltàe: un'altra corrente di An, magari contrapposta a quelle già esistenti nell'area aennina, oppure la corrente del co-fondatore del Pdl che come tale rivendica per sè la quota del 30 per cento (o forse di più) assegnata al partito di via della Scrofa rispetto al 70 per cento in quota Forza Italia? Interrogativo che non sfugge a Gaetano Quagliariello quando ricorda che la regola delle quote tra soci di maggioranza del Pdl serviva per sanare una contraddizione di fondo del neonato partito: la fusione di una forza politica strutturata e organizzata in correnti - An - con un'altra che non prevedeva le correnti - Forza Italia - e che era organizzata attorno alla leadership carismatica di Berlusconi.

Interrogativi che per il vicepresidente dei senatori Pdl, bisognerà obbligatoriamente affrontare e chiarire dopo il d-day elettorale e soprattuto andrà chiarita la natura del Pdl, perché in un partito non possono coesistere più modelli: il modello deve essere uno solo e le correnti o valgono per tutti o non valgono per nessuno. Infine, una sottolineatura che rimanda alla tempistica della mossa finiana: c'è una campagna elettorale in corso e una sfida che visto il clima e tutto ciò che è accaduto in queste settimane - dal caso Lazio e Lombardia alla piazza "viola" di sabato - imporrebbe di non perdere tempo ma di darsi da fare e girare l'Italia, come fanno alcuni e come non fanno altri.

Sulla stessa lughezza d'onda il ragionamento del presidente dei deputati Pdl per il quale un conto è il lavoro di elaborazione politico-culturale delle fondazioni, altro è se nuove iniziative si traducono in correnti "perché alla lunga, le correnti rischiano di chiamare altre correnti, ed anche perché  un eventuale confronto interno al Pdl verrà fatto ad armi pari e con regole certe". Confronto che pure Cicchitto auspica dopo il voto per le regionali e "nelle sedi di partito" (ufficio di presidenza ma anche direzione nazionale di cui finora rileva la mancata convocazione dal congresso fondativo in poi)  sui compiti del governo, sull'attacco sferrato dalla sinistra al premier e alla maggioranza e sul ruolo del Pdl, il suo modo di essere, il rapporto con la società. Dopo, appunto, non ora.

Non solo: quella sorta di "irrazionale desiderio di caratterizzazione, di marcare le distinzioni" dentro il partito viene letto come poco opportuno, specie nel monento in cui il Pdl ha "la responsabilità del governo e dobbiamo fare i conti con serissimi problemi politici e sociali". Anche da Gasparri, uno dei promotori insieme a La Russa di "Generazione Pdl" (il cosiddetto correntone nato ad Arezzo nel gennaio scorso),  arriva il monito a concentrarsi sulla campagna elettorale perché chi si "dedicasse a iniziative di tipo personale commetterebbe un grave errore". Rinvia il giudizio su "Generazione Italia" a dopo le regionali, ma fin d'ora, il presidente dei senatori Pdl rilancia l'obiettivo del congresso fondativo: costruire "un grande partito unitario del centrodestra".

Se la "creatura" dei finiani va in questa direzione, l'intento è da apprezzare, altrimenti fa capire, gli spazi non ci sono. Certo è che nel partito si guarda alla strategia dei fedelissimi del presidente della Camera con molta perplessità e una buona dose di irritazione. E non solo nel cotè berlusconiano. L'idea di una fondazione o di un'associazione, con una rete territoriale, un giornale on line e un calendario di kermesse non può essere solo una corrente, perché non è questa la struttura delle correnti, bensì appare più come una sorta di "partito nel partito - osserva Giorgio Stracquadanio - dove oltretutto si sta tentando di costruire una leadership e se lo si fa, vuol dire che si ritiene ci sia un problema di leadership". E siccome non esiste una leadership di riserva in attesa che l'attuale si consumi, "si dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi e contarsi nel partito".

Sospetta anche la tempistica, della serie: che senso ha lanciare l'operazione in piena campagna elettorale, con un timing che parte da dopo la vittoria alle politiche, quando abbiamo davanti tre anni per ragionare sul futuro - si domanda il parlamentare di fede berlusconiana - ; quindi "non è una sfida per il futuro ma per l'oggi e a questo punto i finiani dovrebbero giocare a carte scoperte, perché non si può annunciare la partita e poi dire la facciamo quando lo diciamo noi". C'è un altro aspetto che nell'inner circle del Cav. viene evidenziato non senza preoccupazione: un progetto del genere rischia di creare un precedente e legittima chiunque a farsi le proprie organizzazioni.

Non regge nemmeno l'idea che "Generazione Italia" sia la risposta ai "Promotori della Libertà" che il Cav. ha messo in campo sotto la supervisione della Brambilla. No, c'è di più - ragionano nel Pdl - perché quell'iniziativa "sta dentro le dinamiche del partito, è espressione del movimentismo che Berlusconi ha sempre incoraggiato come momento inclusivo, ed è decisa con i coordinatori nazionali. Questa, invece, o discende da Fini ed è giocata nell'ambiguità tra il suo ruolo istituzionale e di partito, opppure se è dei suoi uomini, è ancora peggio, perché rischia di fare a Fini un pessimo servizio".

Diversa, invece, la visione di chi tra i pidiellini, apprezza l'idea di lungo respiro che Fini mette in campo con l'obiettivo di candidarsi alla leadership del Pdl alla fine della legislatura. Una mossa politica che in questi tre anni lo impegnerà a conquistare simpatie e consensi non solo tra gli ex An ma pure tra gli ex Fi più scettici, almeno stando agli intenti dichiarati. Ma la vera sfida - si fa notare - si giocherà sui contenuti che però non possono essere quelli dei distinguo che finora hanno connotato la linea finiana. Perchè, altrimenti, sarà solo un'operazione di potere e come tale è destinata ad avere il respiro corto. Anzi, cortissimo.

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