E adesso Silvio vuole la pace con Gianfranco...

Venerdì, 5 marzo 2010 - 09:00:00


"Avete visto, io raramente rispondo ad alcune critiche". Silvio Berlusconi ricevendo mercoledì sera alcuni senatori a Palazzo Grazioli è tornato sulle vicende del partito e sulle critiche di Gianfranco Fini. A volte - ha riferito il premier secondo quanto viene riferito - ha atteggiamenti incomprensibili, dice delle cose che non sono capite dai nostri elettori, ma io sto cercando di comprenderlo ed ho sempre la speranza che insieme riusciamo a migliorare le cose. Mi sto confrontando con lui e anche io voglio che le cose vadano meglio, ha sostenuto il presidente del Consiglio.

Il premier, raccontano i presenti alla cena, ha avuto parole di elogio nei confronti del cofondatore del Pdl, ma non nei riguardi di 'Farefuturo'. Non riesco a capire - ha osservato sempre secondo le stesse fonti -, ogni sua iniziativa politica è contro l'elettorato del Centrodestra.

Affaritaliani.it svela il piano segreto di Fini

Fini
Gianfranco Fini
"Affezionato al Pdl ma così com'è non mi piace". Che cosa c'è dietro la frase pronunciata a Oristano da Gianfranco Fini? In molti se lo sono chiesto, a partire dai parlamentari del Popolo della Libertà, sia berlusconiani sia fedelissimi del presidente della Camera. I maggiorenti del Pdl o non parlano o tendono a non enfatizzare il nuovo scontro tra l'ex leader di Alleanza Nazionale e il Cavaliere. La tensione però è altissima. Anche perché l'uscita di Fini è arrivata nel bel mezzo di una campagna elettorale, quella per le Regionali del 28-29 marzo, molto difficile e resa ancora più complessa dal caos delle liste. Che, comunque andrà a finire, lascerà non pochi strascichi nel partito di maggioranza relativa. Non solo. Le parole del numero uno di Montecitorio sul Pdl seguono di qualche giorno l'affondo contro il federalismo fiscale, che avrebbe moltiplicato le spese e i costi per lo Stato. Insomma, nel Palazzo c'è chi intravede una strategia del co-fondatore del Popolo della Libertà.

Una strategia che si lega a doppio filo con il pranzo di una settimana fa con Pierferdinando Casini e Giuseppe Pisanu. Un modo per smarcarsi prima del voto sempre più da Silvio Berlusconi e dalla sua alleanza con la Lega Nord scolpita plasticamente nel potere in mano a Giulio Tremonti. Non un ribaltone, almeno per ora. Ma un modo per organizzare le truppe nel caso in cui il patto con il presidente del Consiglio dovesse sciogliersi dopo le Regionali. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Fini non rinnega il Popolo della Libertà e non vuole tornare ad An e a Via della Scrofa, però mette le mani avanti nel caso in cui la situazione dovesse precipitare. Si accredita al centro e si dimostra, agli occhi del Partito Democratico, come lontano dal berlusconismo e come possibile interlocutore in caso di necessità. Ovvero la situazione dovesse portare a un governo di larghe intese in tempi brevi. Senza dimenticare l'aspirazione e l'ambizione per il Quirinale...
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