Berlusconi: "Gli attacchi violenti? Li ho subiti io"

Sabato, 12 dicembre 2009 - 10:15:00


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Insider/ Berlusconi punta alle elezioni anticipate

Il premier: ho dormito benissimo. Dal Colle a Fini tutti contro me. Attacco ad Annozero

Il premier risponde al capo dello Stato. E la tensione rimane alta. Le preoccupazioni di Napolitano? "In realtà ci dovrebbero essere per l'uso politico della giustizia contrario alla democrazia e alla libertà". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine dei lavori del Consiglio europeo, risponde ad una domanda sulle preoccupazioni espresse dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sullo scontro tra le istituzioni. "Tutti hanno chiarissima questa situazione - aggiunge il premier - c'è una situazione di violenza solo nei miei confronti".

NO ALLE URNE - "Lo dico con chiarezza. Mai pensato nemmeno una volta alle elezioni anticipate". Così il premier risponde ai giornalisti che gli chiedono se l'attuale delicata situazione politica possa portare gli italiani nuovamente alle urne. Berlusconi, con un tono di voce perentorio tipico di chi non ammette repliche, assicura che "il governo porterà a termine la legislatura secondo quanto chiesto dagli italiani". A chi gli fa notare che in questi ultimi tempi il clima della politica nel nostro paese non è certo leggero, Berlusconi risponde che "il clima non dipende certo da me. Io - spiega - sono al lavoro tutto il giorno e sono gli altri che mi insultano, che mi minacciano".

La Costituzione "è una legge ormai vecchia di molti decenni", come "tutti hanno ammesso", e va quindi cambiata, secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le riforme della Carta saranno "portate avanti comunque", ma sarebbe meglio avere l'appoggio dell'opposizione". "Avevamo addirittura fatto la Bicamerale per cambiarla - ha ricordato al termine del Vertice Ue di Bruxelles, riferendosi alle polemiche seguite alle sue dichiarazioni di ieri sul progetto di modificare la Costituzione - e adesso ci si meraviglia se la realtà impone un cambiamento". Per farlo, "i tempi sono quelli necessari secondo i passaggi stabiliti dalla stessa Costituzione, che al suo interno ha previsto il modo in cui si può arrivare a un cambiamento". Polemiche e allarmi, dunque, "sono tutte pretestuosita'". Berlusconi si è detto "aperto e disponibile agli accordi" con la minoranza di centro sinistra, che però, secondo il premier, non lo e' altrettanto: "ho sentito le parole del capo dell'opposizione".

FINI: NAPOLITANO RAPPRESENTA TUTTI

"Nel capo dello Stato si devono riconoscere tutti gli italiani". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando nella sala comunale di Vibo Valentia. "Finita la competizione elettorale, reso merito a chi ha vinto e a chi è stato sconfitto, si ponga fine - ha aggiunto - alla quotidiana propaganda, al clima di derby permanente e si lavori per il bene comune, fermo il ruolo di garanzia che hanno talune cariche". Fini ha ribadito che c'è differenza tra nemici e avversari ed ha affermato che "gli avversari sanno che c'è un arbitro che è imparziale anche quando sbaglia". Poi ha sottolineato che "il primo dovere di chi rappresenta le istituzioni è di avere a cuore l'interesse generale". "E non lo dico per un malinteso buonismo", ha concluso.

"L'arbitro va rispettato" - In politica ci può essere scontro, ma si devono rispettare le regole e l'arbitro. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, usa un paragone sportivo per spiegare ai giovani il concetto di "valori condivisi": "l'avversario è tipico del gergo sportivo. Penso a Milan-Inter o a Roma-Lazio: ci si scontra ma si rispettano le regole del campionato, si rispetta l'arbitro". Gianfranco Fini, partecipando ad un incontro con gli studenti dell'Università della Calabria, spiega agli studenti il significato del suo libro 'Il futuro della libertà' in cui sollecita la politica a un confronto culturale sui temi del futuro. "La politica non può continuare a dilaniarsi su quel che eravamo o su quel che succede oggi - ha detto Fini -. Altrimenti sarà compito dei giovani contestare la politica perché non vive nella dimensione di oggi e di domani".

Il presidente della Camera ha affermato ancora che il limite della politica italiana oggi è che vive di "un eccesso di propaganda ed un deficit permanente di dibattito culturale". La politica, dunque, nel periodo post-ideologico, avrebbe dovuto sostituite la guerra tra nemici con il confronto tra avversari, che condividono valori comuni. Questi valori, per Fini, sono "i valori della prima parte della Costituzione". "In Italia il crollo del muro ha alzato un pulviscolo post-ideologico, resta nel confronto italiano la tentazione ricorrente della delegittimazione. Gli ambiti prima della caduta del muro erano quelli degli amici-nemici. Fine delle ideologie significa passare dallo scontro con il nemico al confronto con l'avversario. Il nemico è quello che o lo uccidi o ti uccide, è tipico della guerra. L'avversario è quello che ti batte o lo batti tu. Ma nel rispetto di regole condivise, è un linguaggio tipico della competizione sportiva. La fine delle ideologie doveva valorizzare cio' che unisce".

Il presidente Fini mette in chiaro che non vuole parlare di "buonismo": "la competizione ci deve essere altrimenti siamo al pensiero unico e alla società cloroformizzata. Ma mi piacerebbe un confronto tra culture politiche diverse su immigrazione e cittadinanza, religione, tradizione e costumi. Evidenziare ciò che unisce non vuol dire la notte in cui tutti i gatti sono del medesimo colore. Ma si devono evidenziare alcuni valori di fondo, quelli della prima parte della Costituzione, che sono valori fondanti".

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