Finanziaria? Un guazzabuglio
Di Giuseppe Morello
Marasma, guazzabuglio, bailamme, confusione, ambaradan. La parola sceglietela voi, perchè vanno tutte bene per descrivere quello che sta accadendo con la manovra finanziaria, ormai un oggetto liquido prossimo a passare allo stato gassoso.
Aumentiamo l'Iva, no, meglio di no, riformiamo le pensioni, meglio lasciar perdere, mettiamo la patrimoniale, togliamo la patrimoniale, riscatto di laurea e militare, macchè, forse meglio tornare all'aumento dell'Iva, e poi i ticket, il contributo di solidarietà, il taglio delle Province, i costi della politica, ora rispunta il super prelievo. Persino Eraclito, con le mani nei capelli, considererebbe il suo panta rei insufficiente a descrivere la mutevolezza delle decisioni del governo, che di notte disfa ciò che ha faticosamente accrocchiato di giorno. Al confronto un dipinto di Pollock sembra un insieme noiosamente ordinato di elementi.
E mentre la maggioranza ormai in frantumi gioca a dadi con le finanze pubbliche, l'Europa comincia a preoccuparsi, gli investitori ci prendono per dei cerebrolesi irresponsabili e gli spread salgono nonostante la Bce ci faccia la carità di comprare i nostri titoli pubblici. Il tutto nella totale assenza di misure per la crescita, che sono quelle di cui l'Italia ha realmente bisogno, ma che nessuno sembra prendere in considerazione. Del resto una maggioranza in questo stato faticherebbe pure a trovare un accordo su dove andare a mangiare la pizza.
E il bello che tutto questo avviene prima che in aula e nelle commissioni cominci il mercato delle vacche dei 1.300 emendamenti già presentati, per altro a una manovra che sembra fatta di cera pongo per la quale il concetto stesso di emendamento sembra assurdo, visto che ad ora non c'è nulla da emendare.
Se questa è la collegialità invocata da molti, era meglio la dittatura di Tremonti.



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