Federalismo a rischio in due commissioni. E il Cav non va alla cena degli ossi

Martedì, 4 gennaio 2011 - 09:40:00


Bossi spl 300


Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non è atteso alla 'cena degli ossi' a Calalzo di Cadore. Lo sostiene Gino Mondin dell'hotel ristorante 'Ferrovia' di Calalzo di Cadore. Confermata, invece, la partecipazione di Umberto Bossi, Giulio Tremonti (in vacanza a Lorenzago, dove ha casa), Roberto Calderoli ed una ventina di amici. L'appuntamento è tradizionale, si ripete da anni, quindi - si lascia intendere a Calalzo - non ha nulla a che vedere con gli ultimi sviluppi delle vicende politiche. Ad intrattenere gli ospiti ci sara' pure la musica, con Bortolo Mainardi, architetto e componente del Cda Anas, prossimo commissario della Tav per la Mestre-Trieste, che suonerà la chitarra e canterà numerose delle 164 canzoni del suo repertorio. 'Le piu' richieste? 'Se telefonando', 'La canzone del Piave' e pezzi di Celentano, De Gregori, Antonacci'.

 

Il premier eviterà così di replicare alle sollecitazioni ormai giornaliere del Senatùr e dello stesso ministro dell'Economia che spingono per andare a votare in primavera così da evitare lo stillicidio del pallottoliere ogni volta che si andrà in Parlamento. Berluasconi, infatti, è più che mai convinto a proseguire anche con una maggioranza parlamentare risicata e tenterà ancora di convincere i finiani delusi e alcuni esponenti dell'Udc ad entrare nella coalizione di governo

 

FEDERALISMO A RISCHIO IN DUE COMMISSIONI

Il federalismo fiscale riprendera' il suo cammino parlamentare la prossima settimana, ma l'esame dei decreti rischia la paralisi almeno in due delle tre commissioni chiamate a esprimere un parere se l'opposizione dovesse fare fronte comune. Ed entro il 28 dovra' arrivare il via libera al testo sul federalismo municipale. Nella commissione bicamerale per l'Attuazione del federalismo fiscale c'e' una situazione di sostanziale parita' tra gli schieramenti. Il Pdl puo' contare su 11 parlamentari, la Lega su tre. Con loro si potrebbe schierare Helga Thaler dell'Svp, per un totale di 15 voti su trenta. Altrettanti voti avrebbe sulla carta l'opposizione. Il Pd ha 10 parlamentari e uno l'Idv. Per quanto riguarda il terzo polo, Fli e Api hanno un rappresentante ciascuno, due ne ha l'Udc. Fino oggi i partiti dell'opposizione non hanno avuto una posizione comune. Per esempio sul federalismo demaniale l'Idv aveva votato a favore, mentre il Pd si era astenuto. Contro si erano espressi Udc e Api. Se l'opposizione si unisse sul federalismo municipale, attualmente all'esame della commissione, si arriverebbe all'impasse. Stessa situazione alla commissione Bilancio della Camera. La maggioranza puo' contare su 24 deputati (17 del Pdl, 5 della Lega piu' Giampiero Catone e Bruno Cesario del gruppo misto che il 14 dicembre hanno votato la fiducia al governo). E 24 sono anche i rappresentanti delle opposizioni: 15 del Pd e 2 dell'Idv, piu' 7 del terzo Polo (3 di Fli, 2 dell'Udc, 1 dell'Mpa e 1 di Api). Nessun problema ha invece la maggioranza alla commissione Bilancio del Senato. Il Pdl ha 11 senatori e la Lega 2 per un totale di 13. Dodici invece sono i rappresentanti delle opposizioni (8 del Pd e uno ciascuno per Fli, Udc, Api e Mpa). In base alla legge 42 del 2009, che ha dato la delega al governo per l'attuazione del federalismo, tecnicamente l'esecutivo puo' comunque adottare i decreti attuativi se le tre commissioni non si esprimono entro i 60 giorni previsti (piu' altri 20 di proroga come nel caso del federalismo).

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Berlusconi si trova "in trappola", stretto tra i numeri risicati della sua maggioranza e l'ultimatum della Lega, che ha indicato la data di scadenza del governo a gennaio, se non sara' approvato il federalismo. Ma al presidente del Consiglio i finiani offrono una via d'uscita: "Sieda al tavolo, accetti l'appello alla responsabilita' e metta a punto un patto di legislatura con 3-4 riforme fondamentali per il paese". Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e liberta' alla camera, spiega, che "abbiamo rescisso il cordone ombelicale che ci legava a un partito che avevamo co-fondato per renderlo un grande partito moderato. Ci siamo ritrovati su un vagone estremista, con la Lega a fare da locomotiva. Ora siamo oltre, a febbraio lanceremo un grande progetto per l'Italia. Proporremo un patto repubblicano per chi ha davvero a cuore le sorti del Paese". La "nuova coalizione", secondo il capogruppo di Fli, "votera' sempre unita", come nel caso della riforma sul federalismo che, pero', ammonisce, "se consentira' di ridurre gli sprechi, bene, ma se rischia di dividere il Paese allora se lo facciano da soli, se ne sono capaci". "Diversamente, avverte il numero due di Fli, Berlusconi "faccia pure come crede, se governa altri due giorni o altri due anni a noi interessa poco". Le alternative di fronte al premier, secondo il capogruppo Fli, sono due: "puo' proseguire on l'accanimento terapeutico, puo' cedere alla tentazione delle urne , sponsorizzato dalla Lega. Oppure prendere in considerazione l'unica soluzione che serve al paese e raccogliere l'appello alla responsabilita'". Bocchino spiega, inoltre, che "proponiamo al presidente del Consiglio di trasformare una sommatoria di debolezze in un'occasione di rilancio per l'Italia", attraverso una serie di riforme: "quella sul mercato del lavoro, la riforma fiscale, inevitabile inserire la riforma elettorale. Infine una grande riforma centrata sui giovani". Anche Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica di Fli, rispedisce al mittente l'ultimatum leghista, dichiarando che che Futuro e liberta' "non e' disponibile agli aut aut del Carroccio a cui interessa solo mettere in sicurezza il federalismo fiscale e far cassa in termini elettorali per poi tornare ad appiattirsi su Berlusconi". Per Briguglio "se la Lega vuole parlare di federalismo prima deve confrontarsi con il terzo polo su tutti gli altri temi".

"Avevamo ragione noi". E' la convinzione di Adolfo Urso, interpellato sui nuovi sviluppi del quadro politico dopo l'ultimatum della Lega. "Se il Pdl vuole davvero realizzare le riforme che servono al paese - spiega il coordinatore di Fli - si confronti in Parlamento con il nuovo Polo, piuttosto che subire il gioco della Lega. L'ultimatum di Bossi infatti- secondo Urso - conferma che avevamo ragione noi sul predominio della Lega, la quale non si accontenta piu' di avere le redini del governo ma vuole imporre anche la sorte della legislatura, e questo e' francamente inaccettabile. La priorita' del paese - spiega ancora Urso - non e' certo il federalismo, sul quale comunque ci esprimeremo in modo unitario e responsabile, ma la crescita e l'occupazione, il disagio giovanile e la sofferenza delle famiglie. C'e molto da fare ancora per fronteggiare l'emergenza finanziaria ed economica e soprattutto per innescare lo sviluppo che manca e ridare competitivita' al paese. Non si puo' accettare - taglia corto l'esponente futurista - che tutto venga sacrificato sull'altare del federalismo".

"Sull'attuazione del federalismo fiscale la legislatura era iniziata in modo positivo, attraverso un confronto serio in parlamento e la ricerca di soluzioni condivise. E' opportuno continuare su questa strada. La lega invece, forse per mascherare il fallimento di una maggioranza e di un governo di cui fa parte, sembra ogni tanto fare del federalismo semplicemente un'occasione della sua propaganda". Lo afferma il vice presidente del Senato, Vannino Chiti, che aggiunge: "E' cosi anche in queste ore: Bossi e Calderoli intendono fissare le date per la conclusione del confronto sul federalismo in parlamento e addirittura per le elezioni anticipate. La riforma delle istituzioni riguarda tutti e non la sola maggioranza del momento. Sarebbe una sciagura se domani coalizioni diverse rimettessero le mani, ad esempio, sul federalismo". Secondo l'esponente Pd "le riforme istituzionali sono una delle grandi priorita' per l'Italia: ne fanno parte il federalismo, la riforma di Camera e Senato, compresa la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento del ruolo del governo che deve pero' mantenere il suo carattere parlamentare, una nuova legge elettorale. In questo campo, in Italia, e' indispensabile che maggioranza e opposizione operino insieme. Il Pd - continua Chiti- non ha bisogno di andare a lezioni di federalismo dalla Lega. Al contrario, il nostro federalismo e' moderno, si propone un rafforzamento della coesione del Paese, la realizzazione di un rapporto di maggiore vicinanza e responsabilita' tra cittadini e istituzioni. Il nostro federalismo- conclude il senatore democratico- guarda all'Europa mentre spesso quello della Lega ha gli occhi fissati sulla pluralita' di staterelli italiani del 1800. Per questi motivi intendiamo realizzare una riforma federalista, ma senza abdicare ad una rigorosa verifica dei suoi contenuti".

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