Federalismo fiscale/ Intesa Fini-Calderoli-D'Alema. Alla Camera dal 17 marzo
Il meccanismo di perequazione tra i territori più ricchi e quelli più poveri contenuto nel federalismo fiscale "deve essere garantito nella sua imparzialità e neutralità da un organismo statuale, ad esempio la Ragioneria Generale, e non può essere affidato ad intese politiche nella Conferenza Stato-Regioni". E' l'avvertimento che lancia il Presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo al convegno sul tema organizzato dalla Fondazione Italianieuropei. D'accordo Massimo D'Alema, che addirittura ipotizza per lo Stato "poteri sostitutivi" nei confronti delle Autonomie locali nel momento in cui queste non garantissero qualità ed efficienza di servizi essenziali. Ma il ministro Roberto Calderoli assicura: "E' già così". "E' un incontro su tutto, parleremo un po' di tutto". Umberto Bossi si è recato dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Alla colazione di lavoro, oltre al leader del Carroccio e alla terza carica dello Stato, hanno partecipato anche il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota e Giancarlo Giorgetti. Al centro dell'incontro soprattutto l'iter del federalismo fiscale alla Camera. In Aula dovrebbe approdare il 17 marzo
A giudizio di Fini "non ci devono essere timori sulla disgregazione dell'unità nazionale con il federalismo", rassicurato in questo da Roberto Calderoli che giudica "un errore aver tolo l''interesse nazionale dalla riforma del Titolo V". Giudizio che Fini apprezza: "Mi fa molto piacere che Calderoli abbia ricordato questa svista della riforma del Titolo V"; e tuttavia il Presidente della Camera mette in guardia: nel varare la riforma "bisogna avere delle cautele". Una di queste riguarda per l'appunto il meccanismo perequativo, perchè "non si può pensare ad un federalismo veramente solidale senza un ruolo terzo delle istituzioni statali nella perequazione", dice Fini.
Ancora più netto Massimo D'Alema: "Lo Stato deve intestarsi la funzione perequativa, ed esercitare poteri sostitutivi rispetto ai diritti fondamentali dei cittadini. Non può bastare la sanzione elettorale" che punisca gli amministratori inefficienti. L'ex premier fa notare infatti che "i diritti appartengono ai cittadini, non ai territori", e su diritti fondamentali come quelli a "sanità, scuola, sicurezza", lo Stato "deve esercitare poteri sostitutivi" nei confronti delle Autonomie locali che non li garantiscano ai cittadini. Dunque "attenti ai meccanismi perequativi nella delega, perchè nel sud c'è un comprensibile timore che il federalismo sia un modo per sottrarre risorse, anche perchè il Governo sta già saccheggiando i fondi alle aree meno sviluppate".



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