E Fassino si prende la macchina dei Democratici
Dopo un ex Dc alla guida del Partito Democratico, i diessini vogliono riprendersi la macchina, la gestione delle feste, le sedi, le strutture. Un po' come succede a Milano con il fassiniano Franco Mirabelli, che, escluso dai vertici del Pd, continua ad avere in mano l'organizzazione sul territorio. Il riequilibrio nel Partito Democratico avverrà probabilmente anche con liste e capilista alle elezioni Europee, con Piero Fassino numero uno nel Nord Ovest; Sergio Cofferati o un altro ex diessino nel Nord Est; Goffredo Bettini probabilmente al Centro; al Sud forse un altro ex Ds e solo nelle Isole è previsto al momento un ex margheritino nella persona di Luigi Cocilovo. Nessun cambiamento per quanto riguarda i due capigruppo, anche per non rompere il delicato equilibrio tra Ds (Anna Finocchiaro al Senato) e Margherita (Antonello Soro alla Camera).
Intanto si guarda anche alle Amministrative di giugno che interesseranno 63 province e più di 5mila comuni. Fonti vicine al neo-segretario spiegano ad Affaritaliani.it che a livello di territorio non ci sarà alcun avvicinamento all'Udc. Enrico Letta e Rutelli si mettano il cuore in pace: a parte qualche caso isolato come Trento, non ci sarà il ritorno di fiamma tra i due ex democristiani Franceschini e Pierferdinando Casini. Il Partito Democratico - nonostante la volontà di rilanciare la sua vocazione maggioritaria - quasi ovunque confermerà l'accordo con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. E in molti casi guarderà a sinistra più che al Centro.
Sicura l'alleanza con i vendoliani, i Verdi e Sd. Mentre con Rifondazione Comunista e il Pdci è molto più difficile, praticamente impossibile in realtà come Firenze e Bologna. Si vedrà al secondo turno. E il dialogo con la maggioranza? Qui è possibile un colpo di scena da parte di Franceschini. Se sulla Giustizia il confronto con il Centrodestra è in alto mare, sul federalismo fiscale il Partito Democratico appare seriamente intenzionato a confermare l'astensione anche alla Camera, dopo quella al Senato. Una scelta che a Montecitorio significa un'apertura maggiore rispetto a Palazzo Madama. In tal senso ci sarebbero già stati contatti informali tra il neo-leader democratico e il ministro leghista Roberto Calderoli.



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