Fasi nuove/ Pisanu suona la carica, palla al Centro
Martedì, 23 febbraio 2010 - 10:23:00
![]() Giuseppe Pisanu |
E' importante l'uscita di Giuseppe Pisanu sul Corriere di martedì. Un'uscita tempestiva e non casuale, tassello non banale di un nuovo puzzle di potere che si va componendo nel Palazzo, tra passi felpati e circospetti e movimenti lenti e impercettibili. La vicenda Bertolaso, un fuoco su cui soffiano le lobby finanziarie e imprenditoriali che non vogliono essere tagliate fuori dalla grande torta degli appalti, potrebbe essere l'epilogo e insieme lo start up, silenziato, della svolta incipiente.
Che cosa dice dunque l'ex democristiano di sinistra, emarginato nel Pdl dopo essere stato ministro dell'Interno, nell'intervista che il Corriere affida alla sua firma migliore, Aldo Cazzullo e richiama in apertura, come si fa con le cose di primaria importanza? L'allievo di Zaccagnini, di Aldo Moro e della Dc del grande compromesso storico e della convergenza tra cattolici e comunisti, usa il linguaggio un po' criptico del vecchio scudo crociato dall'eloquente significato politico: l'unità nazionale è in discussione, l'interesse privato prevale sull'interesse generale, la malavita e la corruzione dilagano... E giunge a una conclusione che è una vera e propria piattaforma politica: "Interroghiamoci sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche". E ancora: "Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale". Infine: "Oggi l'idea dell'unità nazionale è ridotta a mera oleografia, quando non apertamente negata". E giù attacchi alla Lega, all'autonomismo siciliano di Lombardo, a Bassolino. Per giungere alla soluzione, che è poi la chiave di volta, l'essenza politica dell'uscita di Pisanu. Ci vogliono anzitutto norme anticorruzione severe (e qui un affondo devastante contro le divisioni interne al Pdl) per una fase che "è molto peggio di Tangentopoli". Poi "si dovrà agire più in profondità, nelle viscere della 'nazione difficile', dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistemico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una "snervante campagna elettorale".
La conclusione è un amarcord e un omaggio alla Dc di sinistra, quella di Base, con la citazione del nuovo libro di Giovanni Galloni "che riferisce l'ultimo colloquio con Dossetti prima della sua morte, in cui il vicesegretario della Dc degasperiana ammonisce che finita l'epoca dei partiti ideologici, si deve tornare alla cultura politica della Carta Costituzionale".
Coesione, carta Costituzionale, patto unitario, convivenza civile, coesione sociale...un frasario politico da anni '70 e da unità nazionale contro l'emergenza (allora il terrorismo, oggi la criminalità e la corruzione). E soprattutto, il de profundis del bipolarismo.
Ora forse il puzzle è più chiaro al lettore... Si ipotizza (e in qualche modo la si prepara) l'apertura di una fase nuova, una nuova stagione politica, che seppellisce l'attuale, all'insegna dei valori della Costituzione e dell'interesse generale. Chiamando all'azione le forze politiche che si riconoscono in quei valori. Una scomposizione e ricomposizione di partiti e correnti intorno al nuovo deal. Oggi l'uscita di Pisanu può cadere nel vuoto (ma chi ha orecchie per intendere ha inteso), non essendo ancora mature le condizioni e il contesto. Ma dopo il voto delle regionali, ai primi di aprile, a fronte di un eventuale insuccesso del Pdl e di una forte affermazione della Lega (che è la previsione di tutti i sondaggi), la via indicata da Pisanu può diventare strategia politica. Un pezzo del Pdl, guidato dall'ex ministro sardo, stufo di subire il protagonismo leghista, spacca il partito e raggiunge al centro il movimento di Casini (e Rutelli e magari anche Fini, che punta al Quirinale). Mentre a sinistra continua la fuoriuscita dal Pd della componente cattolica ed ex democristiana iniziata con Carra e la Binetti.
Eccolo dunque il grande Centro dei due forni, pronto a governare candidando Pierferdinando Casini (o Luca di Montezemolo se sarà il rilancio dell'economia il tema forte) a palazzo Chigi. Via le ali estremiste della Lega da una parte e della sinistra dipietrina e movimentista dall'altra. Un governo centrista e moderato spalleggiato dai poteri forti di Caltagirone che si muove di pari passo e con la medesima circospezione alla conquista del primato nell'azionariato delle Generali, il crocevia del potere finanziario in Italia. Con il seguito verosimile dei poteri forti , già in movimento sulle poltrone chiave di Mediobanca e Rcs, Montepaschi (con lo zampino dei dalemiani), Abi, Consob e via dicendo. E con il Corriere della Sera a fare da brava ostetrica di un parto che non vuol essere prematuro e perciò va gestito con prudenza ed equilibrio. Ma è solo uno scenario. Che non tiene conto della reazione altrui. E delle eventuali intenzioni del presidente della Repubblica Napolitano, peraltro rimasto molto vicino al suo king maker D'Alema.
Ma soprattutto uno scenario che dà Berlusconi per perdente. E in passato chi ci ha scommesso ha sempre perso. Una partita appassionante, insomma. Tutta da seguire. Affaritaliani.it lo farà con la sua tradizionale obiettività e completezza. E coinvolgendo i lettori elettori in forum e dibattiti.



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