Affondo di Famiglia Cristiana contro il premier. Ira del Pdl
"Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate - qualora il piano dei cinque punti non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento - non si fara' incantare da nessuno, tantomeno dai 'formalismi costituzionali'. Cosi' lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla 'sovranita' popolare' che finora lo ha votato. La Costituzione in realta' dice: 'La sovranita' appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione'. Berlusconi si ferma a meta' della frase, il resto non gli interessa, e' puro 'formalismo'". Comincia cosi' l'editoriale su Famiglia cristiana del direttore Beppe Del Colle dal titolo "Il Cavaliere rampante e la costituzione dimezzata", anticipato sul sito del settimanale. "Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti e' che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due meta' deve fare 'autocritica'?" "Il berlusconismo se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all'embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il 'metodo Boffo' (chi dissente va distrutto) e' fatto apposta".
LA REPLICA DEL PDL: EDITORIALE DISGUSTOSO
"Soprattutto come cattolico provo sentimenti di sconcerto e di disgusto dopo aver letto l'editoriale del direttore di Famiglia Cristiana". Lo dice il coordinatore Pdl, Sandro Bondi, che aggiunge: "La crisi della societa' italiana deve essere giunta a livelli di allarme, e la Chiesa stessa non ne e' affatto immune, se perfino un settimanale cattolico giunge a tale accenti di unilateralita' politica, di assenza di stile e di rinuncia alla moderazione".
FAREFUTURO, RIVOLUZIONE LIBERALE APPALTATA A BOSSI E PUTIN?
Ffwebmagazine (www.ffwebmagazine.it), periodico online della Fondazione Farefuturo, scrive una lettera aperta ai 'berlusconiani moderati', ovvero i 'non custodi del culto berlusconiano, non pasdaran, non addetti al 'massacro del dissidente'' e chiede notizia della 'rivoluzione liberale'. "Ve la ricordate - scrive Federico Brusadelli - la Rivoluzione liberale? Bei tempi". Ma adesso, prosegue la lettera, "siete cosi' convinti, cari pidiellini 'moderati', che la Rivoluzione liberale (quella che guardava alla signora Thatcher e al presidente Reagan con ammirazione e con invidia) possa avere il volto di Vladimir Putin, e possa davvero consumarsi sotto il tendone di Gheddafi? Davvero credete che la Rivoluzione liberale possa essere cantata da Vittorio Feltri e dal suo Giornale? Davvero pensate che la Rivoluzione liberale possa affidarsi alle mani di Cosentino e di Verdini? E possa rispecchiarsi nel senatore Quagliariello che grida 'assassino' a Beppino Englaro e a chi ha mostrato solidarieta' a un padre travolto da diciassette anni di dolore? Siete sicuri che la Rivoluzione liberale abbia poi tutto questo bisogno di chiamate alle armi, di incitamenti alla 'fedelta' al capo', di squadre della liberta' e di autodafe' contro i 'traditori'? La Rivoluzione liberale e' quella racchiusa nel documento del 29 luglio, con cui il Pdl espelle uno dei fondatori?". E poi c'e' il capitolo Lega: "davvero pensate - incalza Ffwebmagazine - che la Rivoluzione liberale possa essere appaltata alla Lega Nord? A Umberto Bossi, Roberto Cota, Roberto Calderoli? Siete sicuri che la rivoluzione liberale sia fatta di medici e presidi spia, di respingimenti in mare, di conflitti con le Nazioni Unite, di schedature? E poi di 'culattoni!' e di maiali al guinzaglio? Davvero volete che le vostre idee e i vostri progetti (ma anche, soprattutto, i vostri seggi, parliamoci chiaro....) si tingano di verde padano?". La risposta e' secca: "No. Ci avete (ci abbiamo) provato, ci avete (ci abbiamo) creduto. La strada che doveva trasformare l'Italia e' cambiata, passo dopo passo, sotto i nostri occhi. Si e' snaturata. E da liberale e' diventata populista (e leghista). Non c'e' niente di male ad ammetterlo. E non c'e' niente di male a provare a cambiare strada, per provare a ricominciare, per non tradire se stessi, quello in cui si e' creduto. Ci sono nuovi percorsi possibili. Niente e' sicuro nella vita. Ma - conclude Brusadelli - vale la pena di provare, almeno. Un saluto e (speriamo) a presto".
"E' da mesi che la vulgata negli ambienti politici e giornalistici di destra dipinge come eretico e di sinistra il percorso di Gianfranco Fini". "Nella strategia della moral dissuasion che ha per obiettivo il presidente della Camera anche lo spauracchio dell'esclusione dalla famiglia dei popolari europei - sotto il 'ricatto' della damnatio memoriae per le precedenti avventure del leader della destra italiana e del consenso stesso da parte del Pdl a questo possibile ingresso - potrebbe essere un'altra (l'ennesima) arma non convenzionale giocata in questa contesa. Strategia che, se da un punto di vista meramente teorico puo' suscitare l'entusiasmo dei pasdaran del premier italiano, dal punto di vista storico appare davvero superata". "Perche' - continua Antonio Rapisarda - in mezzo, come si dice, vi e' stato un mare. Ossia, un percorso culturale e politico che di fatto ha portato Fini non solo a entrare di diritto nella famiglia popolare ma che questo diritto lo ha reso solido dalla comunione di idee. E questo non soltanto grazie al delicato lavoro di diplomazia che si e' svolto negli anni e ben prima del sodalizio con Berlusconi, ma soprattutto con un maturato approccio programmatico. Basti pensare, ad esempio, ai temi della bioetica sviluppati assieme alla fondazione Adenauer, o quelli sullo sviluppo della green economy che e' uno dei capisaldi del manifesto del popolarismo europeo. Temi sui quali si e' spesa molto Farefuturo che non a caso da tempo e' inserita a pieno titolo per il suo percorso scientifico nel laboratorio delle piu' importanti fondazioni che gravitano attorno al Ppe"."La stessa sintonia, al contrario, francamente non potrebbe dirsi per ampi ambienti del Pdl. Che cosa puo' dire infatti lo stato maggiore del Pdl alla famiglia del Ppe su cittadinanza e integrazione? O sulla laicita' positiva? Ma anche, e forse soprattutto, come spiegare ai moderati europei la prassi 'liberale' di un Pdl che ha deciso in maniera unilaterale l'espulsione del cofondatore del partito? E poi come sostenere l'alleanza con i 'moderati' della Lega? Con un Pdl dal tale profilo, insomma, che in Italia, e non solo, e' giudicato piu' populista che popolare siamo sicuri che fra cinque anni un partito che segua questa china sara' ancora nel Ppe? Per cui, se proprio la si mette dal punto di vista programmatico, il rischio di questo gioco contro il presidente della Camera potrebbe essere un altro. Quello per il quale, proprio in termini di compatibilita', non sembrerebbe essere Gianfranco Fini il candidato a rischiare il posto nel Ppe...".



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