L'Europa rischia l'implosione
Di Mario Di Ciommo - www.formazionepolitica.org
Martedì 30 giugno la Corte costituzionale federale tedesca ha dichiarato il trattato di Lisbona compatibile con la Legge fondamentale: esso non viola la sovranità dello Stato federale tedesco. La Corte ha, però, sospeso la ratifica del trattato da parte della Germania, chiedendo una revisione della legge che lo accompagna a garanzia delle competenze del Parlamento tedesco. In particolare i diritti di codecisione dello stesso Parlamento dovranno essere oggetto di una nuova normativa, tanto a garanzia dell'efficacia del diritto di voto dei cittadini tedeschi, quanto per far sì che l'Unione non superi le competenze assegnatele. “Riassumendo, si potrebbe dire: la Costituzione dice sì al Trattato di Lisbona ma esige al livello nazionale un rafforzamento della responsabilità del Parlamento in materia d'integrazione”, ha detto il vicepresidente della Corte costituzionale. Solo dopo l’adozione di questa legge il processo di ratifica potrà essere sbloccato e, quindi, chiuso con la firma del presidente tedesco Köhler.
Se una rapida ratifica del trattato da parte della Germania sembra agevolmente raggiungibile – vista anche la volontà politica diffusa in questo senso - un dato interessante è che questa decisione sembra aver accontentato tutti (o quasi). La cancelliera Merkel si è detta soddisfatta del via libera della Corte; il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha addirittura dichiarato che “con questa sentenza, la Corte ha posto le basi per una conclusione rapida del processo di ratifica in Germania”. La sentenza è stata accolta con favore anche da coloro che avevano presentato ricorso!
Il deputato cristiano-sociale Peter Gauweiler ha dichiarato che la Corte “ha gettato le fondamenta di qualcosa di molto diverso dal modo sufficiente e rapido in cui le questioni europee sono state trattate in questi anni dalla Germania”; il Verde Renate Künast ha definito la sentenza un successo tanto per il Trattato quanto per il Bundestag. Sul Süddeutsche Zeitung si è letto: “Sì, possiamo costruire l'Europa, un'Europa forte, ma solo se rispettiamo i principi della democrazia, al centro della quale si trova la volontà del popolo”; il giudizio non segna un arresto del processo d'integrazione ma è “un terreno per la democrazia”.



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