L'Europa boccia Blair. E all'Onu Obama non paga il conto
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L'appoggio inglese ha una doppia valenza: da una prospettiva europeista, la scelta di Blair sembra essere un utile strumento per controbilanciare e temperare il prevedibile euroscetticismo del futuro governo conservatore di David Cameron (stando ai sondaggi). Da una prospettiva conservatrice, appare una strategia finalizzata a mantenere, per mezzo di Blair, un ruolo chiave e di prestigio in un’Europa sempre più germanocentrica.
Ma il sì a Blair non è unanime. Tra le voci critiche c'è addirittura il suo ex consigliere per l'Ue, Sir Stephen Wall, secondo il quale l'attuale inviato del quartetto in Medio Oriente non sarebbe la persona adatta a creare un certo livello di consenso tra i vari leader europei. Un candidato proveniente da un Paese più piccolo, sostiene Wall, darebbe un "segnale di unità" migliore. 
Tony Blair
Scettici anche i cittadini britannici. Un sondaggio condotto la scorsa settimana rivela che il 47% è contrario all'idea di Blair presidente d'Europa, mentre tra i lettori del quotidiano di centrosinistra The Independent i contrari all'elezione di Blair superano i favorevoli addirittura 20 a uno.
Un Blair isolato, insomma. Abbandonato dai suoi cittadini e dai leader europei. La sua candidatura, mai formalizzata, ha il sostegno dell'Italia, ma è vista con diffidenza da molti Stati membri, tra cui alcuni fondatori come Belgio, Lussemburgo e Olanda, che non lo considerano abbastanza europeista. Si oppongono anche il neo-rieletto Cancelliere Merkel e il presidente francese Sarkozy. A cui non piace l’idea di un primo Presidente europeo cittadino di un Paese estraneo all’Unione dal punto di vista monetario, fuori dall’area Schengen e non di certo europeista.
E come se non bastasse c'è anche una petizione promossa dall'europarlamentare socialista lussemburghese Robert Goebbels, che ha già raggiunto 38.000 firme e un'altra molto più dura che accusa l'ex premier britannico di aver "violato la legge internazionale con l'intervento nella guerra in Iraq, a cui molti cittadini si erano opposti".
Il nodo sulla prima e più importante presidenza europea (due anni e mezzo senza rotazioni semestrali) è ancora in alto mare. Anche perché potrebbero non mancare i colpi di scena. Dopo il passo indietro dell'ex premier spagnolo Felipe Gonzàlez, dato per vincente, i Verdi hanno deciso di candidare una donna, l'ex presidente irlandese Mary Robinson. Al momento non esistono candidature ufficiali ma i bookmakers inglesi si sono già scatenati. L'ex capo del governo irlandese Bertie Athern parte favorito con una quota di 5/2, Junker viene quotato al secondo posto a 3/1 e Tony Blair rimane al terzo posto con una quota pari a 7/2. Ma la partita è ancora aperta.



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