Europa, la metamorfosi della destra. Sempre più estrema e populista

Di Massimiliano Santalucia
Sul palcoscenico della politica europea c'è un attore che negli ultimi tempi sembra essersi cambiato d'abito recitando un nuovo copione. Nel vecchio continente la destra liberale, o almeno una parte di essa, ha recentemente mostrato segni di cambiamento non sempre conciliabili con la tradizione di questo orientamento ideologico. Nella turbolenta storia europea le sorprese non sono mai mancate, tuttavia una delle poche certezze era che nelle vicende continentali si sapeva sempre quale posizione avrebbero tenuto i conservatori. Fedeli ai valori tradizionali ma anche pronti ad adattarsi ai cambiamenti in atto attraverso approcci duttili, i rappresentati della destra liberale hanno spesso mostrato migliori capacità nel gestire le dinamiche politiche ed economiche rispetto ad altre correnti ideologiche. Fra il XIX e il XX secolo i conservatori sono stati fra i più strenui difensori del libero mercato, ma dopo la guerra non si sono opposti a un maggior coinvolgimento dello stato nell'economia. Inoltre, pur rigettando qualunque forma di estremismo ideologico, non hanno mai rinnegato valori come il parlamentarismo o la libertà di stampa. Nelle grandi vicende internazionali del dopoguerra si sono distinti per l'impegno nel processo d'integrazione europeo e, ad eccezione della Francia gollista, hanno fatto dell'alleanza strategica Europa-USA il punto fermo della loro visione internazionale.
Tuttavia qualcosa potrebbe essere cambiato. In varie parti d'Europa diversi partiti dell'area conservatrice hanno recentemente inviato segnali di deriva populista adottando posizioni in apparente contraddizione con il loro background culturale. In Ungheria un governo conservatore ha varato una costituzione liberticida che limita la libertà di stampa e mette l'economia sotto il rigido controllo dello stato. In Italia, un tempo uno dei paesi più europeisti, oggi l'euroscetticismo (condito con un pizzico di fobia franco-tedesca) dilaga sotto la spinta proprio dei partiti di centrodestra. In Gran Bretagna invece i conservatori, che pure negli anni settanta spinsero per l'adesione di Londra all'UE in contrasto con i più diffidenti laburisti, sono addirittura usciti dal gruppo europarlamentare del PP e sposano le pulsioni euroscettiche più spinte. Perfino la destra francese non è sembrata immune al fenomeno con Sarkozy che ha sposato linee sempre più radicali pur di non farsi superare a destra dalla figlia di Le Pen. Tale situazione sembra poter condizionare anche la visione degli USA presso la destra liberale europea. Recentemente da parte di diversi esponenti conservatori europei si sono levati contro la finanza americana e il Fondo monetario internazionale toni accusatori non molto diversi da quelli che si sarebbero potuti sentire a sinistra.
Nella maggior parte dei casi queste posizioni sono dovute a ragioni interne dei singoli paesi, tuttavia resta l'impressione che qualcosa nella destra liberale stia cambiando e che alcuni dei suoi valori passati possano essere oggetto di una revisione. "Lo scenario politico mondiale è cambiato e questo ha avuto il suo effetto anche sulla destra europea" spiega ad Affaritaliani.it il professor Marco Almagisti, docente di Scienze politiche presso l'Università degli studi di Padova. "Oggi le nuove leve dei partiti di destra mancano dei riferimenti storici del passato. Molti giovani non hanno ben chiara la storia dei movimenti per cui simpatizzano e il contesto da cui provengono quelle stesse idee." I cambiamenti in atto nella destra però non rappresenterebbero una novità nella storia di questa corrente politica così come andrebbe tenuto conto delle differenze di approccio anche fra i vari partiti conservatori. "Il populismo è sempre stata una tentazione delle forze politiche europee e questo vale per la destra come per la sinistra. In genere si manifesta nei periodi di crisi per poi rientrare quando la situazione migliora" dice ad Affaritaliani.it il professor Tim Bale, docente di studi europei contemporanei alla University of Sussex. "Nel caso della destra vi è una differenza fra i partiti di origine cattolica e quelli più laici. Per loro stessa natura i primi sono maggiormente legati ai valori internazionali e questo li rende meno propensi (anche se non completamente immuni) alle tendenze populistiche. I secondi invece non hanno tali inibizioni e ciò li rende più permeabili al populismo."
Un altro potenziale sintomo dei cambiamenti in corso nella destra europea potrebbe essere l'ammirazione che alcuni alti esponenti della destra moderata contemporanea hanno mostrato per personaggi come Putin o Lukashenko, politici i cui valori mal si conciliano con la scuola di pensiero liberale. "Credo che siano pochi gli statisti che apprezzino Putin con sincerità e se lo fanno è soprattutto per compiacere un importante fornitore di risorse energetiche" aggiunge ancora il professor Bale. "In ogni caso si può dire che oggi non ci sono più molti leader come quelli che c'erano una volta. Mancano personalità come De Gaulle, Churchill, Adenauer o De Gasperi. Bisognerebbe guardare di più ai moderati svedesi, essi costituiscono un valido esempio di buona politica senza perdita della propria identità." Tuttavia non è detto che tali cambiamenti in atto nella destra europea siano irreversibili. Malgrado le nuove dinamiche della politica europea e l'ammirazione di qualche leader per i nuovi modelli di pensiero unico meno liberali provenienti da Est non è detto che essi diventino poi esempi da seguire. "La destra liberale moderata tradizionale è ancora forte" aggiunge il professor Almagisti. "Ciò che la destra deve comprendere è che il mondo è cambiato e che oggi ci si deve aprire a una visione più globale in cui l'occidente e i contesti in cui si sono sviluppate le sue idee non sono più gli stessi. La destra si è sempre fatta portavoce della difesa dello stato nazionale, ma ora bisogna aprirsi al resto del mondo perché richiudendosi in se stessi si rischia di sparire. Ciò si può realizzare anche attraverso un più ampio attivismo a livello europeo. La sinistra lo predica spesso ma non lo ha saputo realizzare. Invece proprio un leader di destra come De Gaulle lo aveva fatto, dimostrando che l'Europa rappresentava una possibilità anche per lo stesso stato nazionale." Attraverso un difficile equilibrio fra realismo innovativo e conservazione di valori tradizionali la destra liberale ha condizionato la politica mondiale ponendone al centro i suoi valori. Ora il nuovo mondo globale la pone davanti a una nuova prova attraverso la quale dovrà dimostrare ancora una volta le sue capacità di adattamento senza smarrire la sua identità.


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