Emma Bonino ad Affaritaliani.it: no a governi di transizione e al ritorno al 'mattarellum'
Di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Bonino, qual è la posizione dei radicali rispetto al quesito referendario depositato dal Pd in Cassazione?
"Non occorre essere indomiti sostenitori del sistema uninominale all'anglosassone per riconoscere che l'esito referendario del 1993, chiaro ed univoco, è stato tradito proprio dal 'mattarellum' ed il suo 25 per cento di quota proporzionale, che ha di fatto affossato la grande riforma 'all'americana' che i promotori di quella consultazione avevano in mente per il Paese. E chi ripropone oggi il ritorno al 'mattarellum' evidentemente ha la memoria corta e non ricorda, o non vuole ricordare, come quella legge ha operato in maniera perfettamente funzionale al sistema partitocratrico".
Perché allora c'è questa voglia di ritorno al 'mattarellum'?
"Non mi convince la tesi che per realismo politico impone di abbandonare ogni velleità maggioritaria, uninominalista o doppio turnista che sia, per abbracciare il minor dei mali, cioè il 'mattarellum', al sol scopo di contrastare l'iniziativa Passigli. Insomma, ci ritroviamo in una situazione davvero paradossale: c'è chi vuole tornare agli anni '80 con il proporzionale, chi agli anni '90 con il 'mattarellum', ma c'è chi pensa ad un sistema che sia all'altezza dei nostri tempi?"
Rispetto ai referendum non sarebbe stata preferibile una legge di iniziativa popolare o una proposta parlamentare approvata anche da parti della maggioranza?
"Certo. E difatti mi sconcerta il fatto che il Pd, dopo aver votato nella propria assemblea nazionale in modo chiaro a favore del sistema maggioritario di collegio a doppio turno, invece di sostenere questa posizione a spada tratta si divida e si spacchi tra due proposte - quella cosiddetta Passigli e quella 'pro-mattarellum' - antitetiche e distantissime non solo tra loro ma anche con la posizione ufficiale. Aspettiamo di vedere cosa dice la proposta di legge che il Pd presenterà in parlamento".
Quale sarebbe la legge elettorale "ideale" per il Partito radicale?
"Noi siamo da anni, anzi, da decenni a favore di un sistema uninominale maggioritario a turno unico e con collegi di dimensioni ridotte. Al limite si può discutere se è meglio un unico turno o il doppio turno, anche se noi preferiamo la prima ipotesi e non solo per ragioni di costi".
Visto il particolare momento politico ed economico sarebbe auspicabile un governo di transizione?
"C'è chi chiede governi di decantazione, chi governi tecnici, chi altre ancor più fantasiose formule di governo... Rispetto a questa cacofonia, gli speculatori che da tempo aspettano l'Italia al varco non chiedono di meglio. Sta all'attuale governo gestire la situazione con la necessaria fermezza e credibilità. In fondo la crisi altro non era che una grande opportunità per abbandonare una politica da piccolo cabotaggio e varare le riforme strutturali di cui il nostro Paese aveva e ha enormemente bisogno. Mi sembra sia stata un'occasione sprecata".
Potreste stare in una coalizione di centrosinistra allargata a Sel e alla sinistra radicale? E allargarla anche all'Udc?
"Come sopra. Tatticismi, formule varie e manovre di palazzo mi appaiono veramente fuori luogo".
Giusto fare le primarie per nominare il candidato premier del Centrosinistra? E se faceste parte della coalizione presentereste un vostro candidato?
"Noi non abbiamo problemi con le primarie ma solo con quelle vere, all'americana, aperte a tutti, trasparenti, e ovviamente in un contesto dove le primarie hanno un senso, vale a dire in un sistema elettorale di stampo anglo-sassone dove, non a caso, le primarie sono state inventate".



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