Emilia Romagna al voto/ Allarme astensione nel Pd
Di Gianni Zecca
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Il gesto acquista significato se lo si osserva a distanza di mesi: Cazzola non ha mai goduto di un endorsement così lampante di Berlusconi, anzi probabilmente si dovrà accontentare di uno spot registrato "cumulativo", che cioè fa riferimento anche a Firenze, dove l'ex portiere del Milan Giovanni Galli sfida Matteo Renzi. Il mancato investimento sull'ex patron del Bologna Calcio è evidente anche nelle occasioni istituzionali: neppure la visita in città del ministro degli Esteri Frattini, cui hanno preso parte tutti i candidati del partito tranne uno - indovinate chi - è riuscita a scongelare la tensione tra le parti.
In aiuto potrebbe arrivare l'astensionismo di sinistra, vero e proprio spauracchio dei maggiorenti del Pd in queste ultime ore: l'ultimo appello in ordine di tempo, dopo quelli di Prodi e Veltroni, è arrivato da Dario Franceschini, ieri sera in Piazza Maggiore per convincere gli incerti. Il segretario del Pd non ha perso occasione per ringraziare Romano Prodi, principale artefice della candidatura di Flavio Delbono; ma l'ex presidente del Consiglio non si è limitato a questo. Ha di fatto promosso una nuova Unione sotto le Due Torri, con ampi settori della sinistra estrema e del centro all'interno della coalizione; controlla a distanza i movimenti della politica e dell'economia grazie alle sue amicizie nelle coop, nei centri di studi, negli istituti di credito. Chi poi non è più prodiano, diventa "guazzalochiano": così è stato per Gianni Pecci (l'inventore del pullmann elettorale), Alberto Clo, Massimo Ponzellini, Piero Gnudi (presidente Enel). Giammai - almeno finora - "cazzoliano".



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