Emanuele Fiano (Pd) ad Affaritaliani.it: “Cambiamo le primarie”. E sulle alleanze….
![]() Emanuele Fiano (Pd) |
Che cosa si aspetta dalla direzione di domani?
"La coscienza comune dello stato di grande incertezza".
Ovvero?
"Possiamo fare analisi anche differenziate tra di noi ma conviene concentraci sulla capacità di fare una proposta politica comune e innovativa. Non è un momento adatto per le divisioni anche perché viviamo in un momento di incertezza".
Dovuto a cosa?
"Non sappiamo se la sentenza della Consulta può avere conseguenze, non sappiamo qual è il peso numerico della maggioranza alla Camera, non sappiamo se la vicenda del federalismo subirà della conseguenze dal fatto di non avere un maggioranze assolute nelle commissioni parlamentari. Sul cammino della maggioranza ci sono diverse incognite".
Su quello dell'opposizione invece?
"Anche. Casini ha una posizione non sempre univoca, e bisogna capire se il suo diventerà un appoggio esterno e se è tramontato definitivamente il Terzo polo. Rispetto a tutte queste incognite dobbiamo lavorare per rafforzare l'identità politica del Pd".
In che modo?
"Il partito ogni giorno deve dimostrare di avere la propria soluzione e la propria prospettiva sui temi più scottanti e soprattutto deve rivolgersi verso l'esterno e non verso i problemi di divisione interna. Spero che la direzione dica questo".
Sulle alleanze bisogna corteggiare il Terzo polo o rafforzare l'asse con Vendola e Di Pietro?
"Le elezioni non sono domani. Penso che dobbiamo rafforzare la nostra capacità di risolvere i problemi tra cui il fisco, l'economia, la Fiat, la sicurezza e i rapporti esteri. Sulla base di questo dobbiamo offrire, come ha fatto Bersani, una prospettiva di opposizione comune per cambiare il Paese senza inseguire ogni giorno l'uno o l'altro. Ma la politica delle alleanze verrà fuori da sola".
Si spieghi meglio...
"Non può essere un possibile alleato chi decide che all'opposizione non ci vuole stare. Mi pare che Casini ponga degli aut aut ai quali noi non dobbiamo rispondere. Dobbiamo evidenziare la nostra identità di risposta ai problemi: siamo il partito più grande dell'opposizione e non ci dobbiamo fare imporre degli aut aut dagli altri. Dobbiamo presentare il nostro programma e chi lo approva viene con noi. Ma questo non vale solo per Casini, ma anche per alcune modalità di fare opposizione di Vendola e i Pietro: non dobbiamo piegarci agli alleati minori".
Le primarie hanno ancora senso?
"Sono un emblema di questo partito però si possono riformare. Nascono negli Usa, come da noi, per la scelta dei nostri candidati. Farle di coalizione pone dei problemi sui cui bisogna riflettere: per questo non vedo che scandalo ci sia se dopo due anni ci si accorge che una certa modalità di fare le primarie può essere difficoltosa".
Sarebbe meglio farle all'interno del Pd e non di coalizione?
"Sono laico e mi dà noia chi è dogmatico su aspetti di modalità di esecuzione delle azioni della politica. Sulle primarie di coalizione bisogna fare un pensiero, questo non vuol dire abolirle ma solo ragionare sulle regole".
Bisogna continuare con Bersani alla guida del Pd?
"In questo momento è lui il segretario che è stato eletto a maggioranza dal congresso. Dobbiamo tenere fede alle scelte fatte".
Franceschini vorrebbe sottoporre a votazione le risoluzioni che verranno prese in direzione. Ha ragione?
"Vediamo, dipende quali saranno le risoluzioni prese".
Daniele Riosa



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