Elezioni comunali a Torino, Fassino in testa teme la dispersione
Mancano pochi giorni al voto per le comunali e a Torino la campagna elettorale si infiamma. Chi è il candidato più adatto a raccogliere l'eredità di Sergio Chiamparino? Il centrodestra prende la parola con Cota che loda l'operato dell'ex sindaco e indica Michele Coppola (Pdl) come il suo più degno erede. 
Botta e risposta tra candidati all'Unione Industriale di Torino, presa d'assalto da centinaia di torinesi, per il tradizionale "faccia a faccia" organizzato dai Giovani imprenditori alla vigilia delle maggiori tornate elettorali locali.
Sul palco i tre principali competitors per la poltrona di Palazzo Civico: Piero Fassino (centrosinistra), Michele Coppola (centrodestra) e Alberto Musy (Terzo Polo), che per sua stessa ammissione sogna di pescare voti 'bipartisan', dal centrosinistra, da coloro che per il dopo Chiamparino immaginavano un'alternanza con un esponente della societa' civile e che hanno visto sfumare la candidatura del rettore del Politecnico, Francesco Profumo, presente in sala peraltro, e dal centrodestra, da quella fascia di quarantenni che Musy ha definito "giovane borghesia intellettuale" che magari ha studiato e lavorato all'estero e che ora vuole spendersi per "portare avanti una progettualita' per la citta'".
Poche le scintille, qualche battibecco tra Coppola e Fassino sulla ex Bertone, soprattutto dopo l'affondo contro la sinistra dell'altro ieri a Torino del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Qui Fassino si infervora: "Io la faccia ce l'ho messa e di ambiguitàa' non ne ho. Ho sostenuto con convinzione la necessita' che un accordo si facesse", ma Coppola gli ricorda che non tutti nella coalizione che lo sostiene la pensano alla stessa maniera. Mentre Musy propone Torino come laboratorio e modello italiano delle relazioni industriali e strappa un lungo applausi dagli industriali in sala. Su Fiat il dibattito non si accende e i candidati si tengono ben alla larga dallo spettro che il Lingotto ridimensioni il ruolo di Torino, nel suo scacchiere internazionale.
Il trio si confronta all'insegna del fair play, con un Fassino insolito, che fa battute di spirito e incassa qualche risata alla platea, che pero' parteggia apertamente per i due opposti schieramenti.
Su tutti aleggia il fantasma del sindaco uscente. Il giovane Coppola scherza dicendo che "in questi anni mi sono portato avanti col lavoro" e chiama Chiamparino per nome, rivelando "ho corso molte volte con Sergio la domenica mattina e qualche piccolo trucco me lo sono fatto raccontare". E poi parte all'attacco: "Sergio nei prossimi anni verra' studiato, perche' nonostante le tante cose che non hanno funzionato, il sindaco uscente ha saputo interpretare quella torinesita' di cui c'e' bisogno. Torino non deve essere stravolta raccoglierei la sua eredita' con entusiasmo e con la voglia di fare bene. Non credo sia Fassino a interpretare il nuovo Chiamparino". Fassino glissa l'attacco, si limita a ricordare che Chiamparino finanche poche ore prima e' stato chiaro ("Il mio erede è Piero") tesse le lodi di chi lo ha preceduto e tira dritto, mentre Musy preferisce tenersi alla larga dal tema: "Non mi affascina particolarmente il dibattito su chi assomiglia di piu' a Chiamparino".
Fassino e Musy scelgono di giocarsela sul piano strategico della citta', mentre Coppola nei primi 100 giorni promette di "aggredire la macchina" comunale e dichiara guerra agli sprechi.
Gelo in sala e qualche fischio quando Fassino dice di essere determinato a portare a casa il risultato al primo turno. E lui si difende: "Sarebbe curioso che uno che vuol vincere non dichiari di volerlo fare al primo turno. Chi ha fischiato e' strano lui".
L'incognita piu' grande nella storica roccaforte del centrosinistra e' se si arrivera' o meno al ballottaggio. In tal caso dice Musy: "non ho ancora deciso a chi daro' il mio sostegno".



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