Se chi vota Lettieri diventa un Casalese
Di Pietro Mancini
Da Napoli mi ha telefonato un caro amico di mio padre, già noto antifascista, poi iscritto a lungo al PCI e compagno di Napolitano. E mi ha esternato le sue non infondate perplessità sulla decisione dell'ex senatore del PD, Umberto Ranieri, molto vicino a "nonno Giorgio", di sostenere la candidatura di Gigino "manetta" de Magistris. Soprattutto, il mio amico, e con lui tanti ex elettori di sinistra, sono indignati per la criminalizzazione, che l'ex magistrato sta facendo dei non pochi napoletani, che non lo acclamano come il nuovo Masaniello della bella e tormentata capitale del Mezzogiorno e non lo appoggiano, come ha deciso di fare l'ex Presidente di Confindustria, d'Amato, invidioso per la scelta, da parte del Cavaliere, del suo "nemico", Lettieri".
Se Gianni Lettieri è considerato, dal candidato di Tonino Di Pietro, il portavoce di Cosentino, che è il coordinatore regionale del PDL - mi ha chiesto l'amico ex comunista- e don Nicola è il portavoce dei "Casalesi", chi vota il candidato del PDL, oppure si astiene e domenica resta a casa, o se ne va a Ischia o a Capri, si ritrova iscritto d'ufficio tra gli affiliati allo spietato clan camorristico? Un errore grave, quello commesso dall'ex "toga rossa". Io ho conosciuto, e avversato, don Achille Lauro, che fu un Sindaco discusso ma molto popolare in città. Lauro era tollerante e civile con gli avversari politici. E non li avrebbe mai disprezzati come pericolosi delinquenti ! !".



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