Pd/ Veltroni rimette il mandato. Il partito: rimani. Ma lui non esclude le dimissioni
RUMORS/ Il coordinamento del Pd è riunito a porte chiuse. Nessuno parla. Ma tra i parlamentari dei Democratici è forte la sensazione che il segretario non voglia ritirare le dimissioni e che sia davvero pronto a lasciare. Non solo per la pesante sconfitta in Sardegna ma anche per le continue, troppe, liti interne. Tanto che deputati e senatori del Partito Democratico già discutono sul dopo-Veltroni: unità di crisi fino alle Europee per gestire l'emergenza oppure congresso anticipato a fine marzo-primi di aprile...
Il tracollo alle elezioni regionali in Sardegna scuote il Pd. Walter Veltroni ha messo il suo mandato a disposizione, aprendo il coordinamento del partito (presenti tra gli altri Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro), dedicato proprio alla sconfitta elettorale del Centrosinistra in Sardegna. Secco il no del vertice del partito, che ha respinto le dimissioni di Veltroni spiegando che non è in discussione la leadership.
Dopo il secco no dei vertici alle dimissioni, il segretario del Pd ha però deciso di prendersi un po' di tempo, riaggiornando, dopo tre ore di discussione, il coordinamento del partito dedicato al voto in Sardegna. A quanto si apprende, il segretario dei Democratici, non escluderebbe di dimettersi nonostante la sua proposta di rimettere il mandato sia stata respinta all'unanimità dai big del partito. Durante la difficile riunione dei big democratici, Veltroni ha spiegato che il partito sta pagando il prezzo delle divisioni e dei continui distinguo, e ha accusato di aver fatto fatica nel ruolo di guida del del partito. I dirigenti del coordinamento gli hanno chiesto di restare al suo posto e di cercare di raddrizzare la rotta in vista delle Europee. Esclusa da tutti l'ipotesi di un congresso anticipato: solo nel pomeriggio, quando riprenderà la riunione, si saprà se Veltroni accetta di rimanere segretario magari chiedendo l'impegno di tutti in una gestione collegiale.
"Veltroni faccia quello che non è riuscito a fare finora. Ha il pieno rinnovo della mia fiducia per fare un partito nuovo", ha detto Francesco Rutelli. Da parte sua intanto anche il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro tira le somme del voto in Sardegna, senza risparmiare una stilettata al partito democratico: noi dell'Italia dei valori, sostiene l'ex pm, siamo "l'unica opposizione" rimasta nelle istituzioni e nelle piazze, che ora vuole "costruire un'alternativa al modello di dittatura sudamericana che sta portando avanti Berlusconi. L'Idv sale e il Partito democratico scende. Ciò dimostra che quando si sta all'opposizione si fa opposizione e non si 'fa ammuina'. Se il Pd non decide se essere maschio o femmina, finisce per non essere nessuno" afferma ancora Di Pietro.
Mannheimer (Ispo) ad Affaritaliani.it: a livello nazionale il Pd scende al 23% e il Pdl raggiunge il 40
"Il dato delle elezioni regionali in Sardegna avrà degli effetti psicologici sull'elettorato. Perciò nelle prossime settimane assisteremo a un calo di uno/due punti percentuali del Partito Democratico nelle intenzioni di voto. Al contrario, ci sarà un rafforzamento di uno/due punti del Popolo della Libertà". Renato Mannheimer, presidente dell'Ispo, proietta - in esclusiva per Affaritaliani.it - il risultato del voto sardo a livello nazionale. "Il Pd potrebbe scendere in una fascia tra il 23 e il 25%, invece il Pdl, che attualmente è attorno al 38-39, può raggiungere il 40. L'Udc, andato molto bene in Sardegna, difficilmente avrà benefici e resterà sempre tra il 4 e il 6%. L'Italia dei Valori è già cresciuta molto ma può avvantaggiarsi dell'ulteriore calo del Pd. Infine la Lega, che non subirà flessioni dopo le elezioni in Sardegna. Il Carroccio continua a coltivare il suo elettorato ed è certamente oltre il dato delle Politiche (8,3)".



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