Elezioni regionali/ Boom della Lega
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"I cittadini lanciano un avvertimento. E più severo di quello che lasciavano prevedere attraverso i sondaggi. La minor partecipazione avrà degli effetti sui risultati in quanto non si distribuisce in modo perfettamente equivalente; ci sarà un elettorato, in termini di area politica, un po’ più sfiduciato di altri. Le conseguenze del calo dell’affluenza non sono, però, da valutare in modo nazionale. Infatti si nota che i dati della partecipazione e i cali rispetto a cinque anni fa sono diversi da regione a regione e investono, probabilmente, anche le diverse forze politiche".
"Una partecipazione, si potrebbe dire, molto esplicativa nel senso dei messaggi che gli elettori vogliono lanciare. Vi sono dei cali più elevati nelle regioni dove la situazione politica appare strutturata da lungo tempo: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata. Vorrebbe dire che l’elettorato si è mosso di meno dove pensava che non fosse in vista alcun cambiamento. Il segnale, allora, data la stabilità politica non resta che darlo con l’astensione".
"Nelle regioni, invece, dove si coglieva la possibilità di un cambiamento politico l’affluenza è calata di meno. Cioè a dire l’elettore si affida, anche se comunque di meno, al voto come mezzo di rinnovamento. Il Lazio fa storia a sé in quanto si comprende che la forte astensione è largamente motivata dalla vicenda “pasticcio” della lista del PDL. E non si tratta di un fatto tecnico in quanto il calo della partecipazione non avviene solo a Roma ma anche nelle altre province".
"In tutto questo un dato politico, però, già si coglie. La Lega Nord, stante la distribuzione dell’affluenza maggiore nella parte settentrionale del Paese, raggiungerà un risultato di rilievo".
"Tale considerazione è legata anche al fatto che l'analisi territoriale dei dati dell'affluenza mostra che il comportamento partecipativo è influenzato da fattori locali. Alla fine quella che è stata una campagna segnata dallo scontro politico nazionale, riprende, almeno in buona parte, una specificità del luogo. A Venezia, ad esempio, l'affluenza segnala un calo minore a causa della compresenza delle elezioni comunali. Così nel Veneto il confronto interno al Centrodestra frena la crescita dell'astensionismo".
"Ancora la forte mobilità dell'elettorato, indicata dalla quota di elettori che rientrano dall'astensione praticata alle Europee (41%) e quelli che invece hanno votato nel 2009 e non votano oggi, mostra una forte articolazione dei motivi relativi alla propensione al voto. In sintesi i partiti dovrebbero stare più attenti alle ragioni dei loro elettori e quelle dei luoghi dove si chiede il consenso. Anche perché, pensando alla Francia, si vede che, nonostante tutto, è ancora ampio l'affidamento alla politica come agente del governo della società".
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