L'Afghanistan ha votato sotto le bombe talebane

Giovedì, 20 agosto 2009 - 15:27:00


A dispetto dei tentativi dei Talebani di boicottarne con la violenza lo svolgimento, anche per il presidente americano Barack Obama le odierne elezioni presidenziali e provinciali in Afghanistan sembrano essere state coronate da "successo": la stessa espressione in precedenza utilizzata, tra gli altri, dal capo dello Stato afghano uscente, Hamid Karzai. "Abbiamo assistito a quelle che sembrano essere state elezioni riuscite, malgrado gli sforzi dei Talebani per impedirle", ha commentato Obama, intervistato alla Casa Bianca da Michael Smerconish, giornalista e conduttore radiofonico noto per le sue posizioni ultra-conservatrici.

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Il presidente Hamid Karzai è stato uno dei primi a votare, per dimostrare che si può fare e che si può cambiare. Giovedì elettorale in Afghanistan. Tra violenze e paura la gente si è messa in coda per eleggere il nuovo leader del paese. Una nazione dilaniata da tensioni e accuse. Perché con le prime schede compilate sono arrivati anche i primi razzi dai mujaheddin. Attaccate Kandahar e Kunduz. Scontri a Kabul. Battaglie nelle città del nord, dove si contano almeno 22 miliziani morti. Due persone sono state impiccate dai talebani. Per un totale di una trentina di vittime, tra cui anche civili e bambini. Nella zona di Herat si sono verificati una ventina di attacchi, ma nessuno è rimasto ferito.

Il presidente uscente dell'Afghanistan, Hamid Karzai, ha ringraziato i connazionali per aver sfidato le minacce ed essersi recati a votare per le elezioni presidenziali e provinciali, che ha definito "un successo". Karzai ha parlato di un "bel giorno" per il Paese e ha riferito che in totale ci sono stati 73 attacchi della guerriglia in 15 province.

Circa 17 milioni gli aventi diritto che hanno scelto in oltre 6.000 seggi il presidente che guiderà il paese nel prossimo quinquennio e i membri delle 34 assemblee provinciali del Paese. Questa è la terza volta dal 2001 che gli afghani sono chiamati alle urne dopo le Presidenziali del 2004 e le Legislative del 2005. I seggi sono stati aperti alle ore 7 (4.30 italiane). I primi risultati dovrebbero esserci sabato. Nella zona dei militari italiani, quella di Herat, già dalle prime ore dell'alba si sono formate lunghe code. Deludono, però, i dati sull'affluenza: nella provincia di Kandahar,

L'editoriale d'apertura del settimanale britannico L'Economist ("Losing Afghanistan") è profondamente pessimista sull'andamento della situazione afghana. Senza andare troppo per il sottile: "La guerra va male" e "anche secondo la visione più rosea... molto probabilmente costerà di più, e peggiorerà, prima di migliorare". Al tema è dedicata la copertina del settimanale, che cita "Il crescente rischio del fallimento"

a sud del Paese, pare sia diminuita del 40 per cento rispetto alle elezioni del 2004. Pochi elettori anche a Kabul. Pare, quindi, caduto nel vuoto l'appello del presidente Karzai che al suo seggio ha spiegato: "Chiedo che il popolo afghano esca di casa e vada a votare, il loro sarà un voto per un Afghanistan più sicuro e più pacifico. Votate no alla violenza". Ma i dati sono discordanti. Perché la Commissione elettorale indipendente afghana l'ha definito "molto buona" e alla fine potrebbe raggiungere il 50 per cento. E intanto spiega che il 95 per cento dei seggi ha funzionato.

Il segretario generale della Nato, il danese Anders Fogh Rasmussen, ha giudicato "incoraggiante" lo svolgimento delle operazioni di voto. Lo ha detto in una conferenza stampa nella capitale dell'Islanda, Reykjavik, pochi istanti dopo la chiusura ufficiale delle urne comunicata dalla Commissione elettorale. Cauto ottimismo anche da parte dell'inviato dell'Onu in Afghanistan, Kai Eide, sullo svolgimento delle elezioni presidenziali e per i Consigli provinciali. "Gli attacchi spettacolari che erano stati minacciati non si sono visti", ha osservato il diplomatico norvegese poco prima della chiusura dei seggi, "la giornata non è finita ma mi fa piacere vedere che le elezioni sono andate piuttosto bene".

Nelle scorse settimane i talebani hanno lanciato una campagna di boicottaggio del voto denunciando che esso fa parte di "una enorme frode orchestrata dagli Stati Uniti". Hanno minacciato la popolazione ("a chi vota taglieremo orecchie e dita che andranno a votare"). E dimostrato che sono ben preparati alla guerra con continui attacchi e violenze. Così nella notte hanno distribuito volantini in cui, ancora una volta, hanno fanno nuove intimidazioni. Dalle parole ai fatti. Due uomini sono stati impiccati, nella provincia di Kandahar, perché sorpresi con le dita macchiate di inchiostro, provo del voto. E proprio per cercare di non terrorizzare gli elettori il governo afghano aveva chiesto alla stampa locale ed estera di non dare notizie di attentati. Un appello che non è stato rispettato. Ed è forse questo il motivo per cui un giornalista giapponese della tv Tokyo Broadcasting System è stato arrestato.




Afghanistan, elezioni e stragi
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