El Pais usa Pasolini per stroncare Sivio e The Guardian…
(Articolo originale "Máscaras" di Almudena Grandes pubblicato su El País)
"L'Italia è un Paese ridicolo e sinistro". Nel settembre 1975, quando i sociologi la consideravano il laboratorio politico d¹Europa e le forze progressiste, anche quelle spagnole, vedevano la sua società civile come un modello da imitare, Pier Paolo Pasolini scrisse queste parole. "I suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue. Ma i cittadini italiani non sono da meno". Pasolini, considerato dai suoi compatrioti, persino in alcuni ambienti di sinistra, un intellettuale sgradevole a causa del pessimismo scarno delle sue opinioni, indicava due colpevoli: la scuola e la televisione, complici nell'aver trasmesso un'ideologia di edonismo carente di valori umani e umanisti. 35 anni dopo, Berlusconi incarna la visione pasoliniana della realtà con tanta maestria, come se stesse interpretando il ruolo principale nell'opera postuma dell'artista. I capelli tinti ed il viso coperto di trucco, le sue disperate ostentazioni giovanili di seduttore senile battono ogni giorno i suoi record di indecenza, senza che molti dei suoi concittadini trovino motivi per smettere di celebrare le sue pagliacciate.
Non voglio essere sgradevole, ma Berlusconi mi sembra più sinistro che ridicolo. Per provare che i sociologi degli anni settanta avevano ragione quando avvertivano che la società italiana anticipava l'evoluzione del resto del continente, basta contemplare le maschere della principessa del popolo e la sua corte di enormità. Sotto c'è una faccia brutta e volgare che nessuno vuol vedere. È la magia della televisione. Quando la triviale rappresentazione del cannibalismo smetterà di essere un ameno passatempo da godersi in famiglia, allora forse le sue stelle si saranno trasferite nei seggi del Governo e ci sarà qualcuno che dirà che è pura democrazia. Conviene prepararsi al peggio, leggete Pasolini.
(Articolo originale "Who else but Silvio Berlusconi?" di Alexander Lee pubblicato su The Guardian)
Chi se non Silvio Berlusconi?
Il Presidente del Consiglio italiano è nello scandalo fino al collo, anche se i sondaggi dimostrano il contrario. Ma chi potrebbe sostituirlo?
Silvio Berlusconi è ai ferri corti. Sotto inchiesta per aver pagato una ragazza di 17 anni per fare sesso, per estorsione e abuso di potere, l¹istrionico Presidente del Consiglio italiano si trova ad affrontare la più grande sfida della sua vita. Spesso gli scandali sessuali segnano la fine di una carriera politica e più scandali travolgono un partito, maggiore la sofferenza alle urne. Ma stranamente, il Cavaliere come è notoriamente chiamato Berlusconi sembra sperimentare esattamente la situazione opposta.
Secondo un sondaggio pubblicato domenica sul Corriere della Sera, il consenso per il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà (PdL) è di fatto aumentato da dicembre, dal 27,6% al 30,2%. Nello stesso periodo, i consensi per i maggiori partiti d¹opposizione sono diminuiti. Il Partito Democratico (PD) e l¹Italia dei Valori (IdV), i partiti di centro-sinistra che hanno guidato gli attacchi per sull¹integrità di Berlusconi, hanno subito rispettivamente un calo dei consensi: dal 25,0% al 24,5% e dal 6,2% al 5,5%. Berlusconi sta sfidando la legge di gravità in politica.
Ma come ci è riuscito? Ci sono due ragioni.
La prima, per quanto scioccante possa sembrare, è che lo scandalo sessuale si adatta molto bene all¹immagine pubblica attentamente costruita di Berlusconi. Da quando è entrato in politica nel 1994, Berlusconi ha costruito il suo successo presentandosi come una persona con cui tutti possono simpatizzare e con cui tutti vorrebbero identificarsi. Un bon viveur che non fa mistero del suo amore per la ricchezza, il vino e le donne, ha proiettato un'immagine non solo come imprenditore che si è fatto da sé, ma anche come un uomo normale, che non nasconde le sue debolezze fin troppo umane, con gli stessi gusti mondani dell'uomo medio italiano. Il premier incarna il sogno italiano: ama il calcio ed è proprietario del Milan, è un uomo d'affari di successo, è un magnate televisivo che ama circondarsi di belle donne. E il suo presunto coinvolgimento con Karima ³Ruby² el-Mahroug serve solo a rafforzare gli elementi chiave di questa immagine. A prescindere dalla moralità del caso, Berlusconi continua a vivere una vita a cui aspirano molti italiani. In secondo luogo, più aumenta la pressione sulle dimissioni di Berlusconi, più gli italiani sono costretti a contemplare le alternative. Che non sono molte. Ci sono solo tre opzioni nel caso Berlusconi si dimetta. La più probabile è una coalizione instabile di centro-destra guidata dall¹ambizioso e conflittuale Gianfranco Fini. Quest'ultimo non solo è un ex fascista che ha espresso in passato ammirazione per Mussolini, ma ha anche dimostrato di non saper gestire il centro-destra in modo efficace con almeno due tentativi falliti di rovesciare il governo Berlusconi in passato. Giustamente, molti italiani continuano a percepire Fini come inaffidabile nella migliore delle ipotesi e pericoloso nella peggiore. La seconda possibilità è una coalizione di minoranza di centro-sinistra guidata dall'inefficace leader del Pd, Pier Luigi Bersani. Il grosso problema di Bersani è che il centro-sinistra è irrimediabilmente frammentato e non è riuscito a offrire una soluzione coerente al peggioramento delle condizioni economiche in Italia. Né il PD, né alcuno dei suoi alleati sono in grado di convincere gli italiani di essere sufficientemente affidabili per governare.
L'opzione finale è un compromesso. In assenza di un chiaro successore, il presidente Giorgio Napolitano potrebbe decidere di nominare un tecnocrate a capo di un governo ad interim prima di indire le elezioni. L¹assenza di un mandato popolare e gli effetti debilitanti delle elezioni in un momento di instabilità economica rendono questa una scelta profondamente impopolare. La maggioranza degli italiani, dunque, opta per la soluzione: "Meglio il male minore".



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