Egitto tra paura e voglia di cambiamento. Una testimonianza "live" dal Cairo
Due cellulari. Entrambi "down". Internet fuori uso. Risponde direttamente dal suo telefono di casa il nostro testimone d'eccezione dei fatti che stanno sconvolgendo l'Egitto in queste ore. Da un lato il timore di correre dei pericoli per quello che ci racconta, dall'altro la determinazione nel parlare senza nascondere nulla della voglia di cambiamento del popolo egiziano. Tutto è partito martedì scorso, da Facebook e da Twitter.
I giovani hanno visto il successo della protesta in Tunisia e la cacciata di Ben Ali' gli ha dato la forza. Quella forza - spiega il nostro interlocutore - che ha portato venerdì 28 gennaio in piazza 500 mila persone. Non si tratta di un movimento islamico e non ci sono partiti politici dietro le manifestazioni. Ma tutti gli strati della società egiziana. "Io sono stato nelle strade dalle 11 e 30 fino alle 17 e 30. E ho visto giovani, mamme, padri di famiglia, anziani, businessmen e poveri. Tutti uniti", ci spiega la fonte.

Il governo egiziano ha oscurato internet e cellulari - Foto Olycom
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"Nessuna violenza da parte della popolazione, soltanto canti e molta determinazione. Alcuni poliziotti hanno spiegato che fanno solo il lavoro ma altri sono stati particolarmente violenti, colpendo i dimostranti anche da vicino". L'uso dei lacrimogeni è andato avanti per tutto il giorno, fin da quando la popolazione del Cairo ha cercato di recarsi nella piazza della Libertà subito dopo la preghiera del venerdì in moschea. Poi alle 17 e 30 è sceso in strada l'esercito e la gente ha avuto paura. Ma la paura non fermerà le proteste. Il prossimo venerdì ci si ritroverà ancora in piazza - assicura il nostro testimone - pronti a chiedere un nuovo governo e un reale cambiamento.
"Alle ultime elezioni di un mese e mezzo fa, il partito del presidente Mubarak ha ottenuto il 96% dei voti. Ma stiamo scherzando?", spiega la fonte. E' giunto insomma il momento di fare qualcosa. Anche perché negli ultimi tre giorni - da martedì a venerdì - la borsa del Cairo ha perso circa 13 miliardi di dollari. Una catasfrofe che rischia di colpire soprattutto i ceti più deboli. Non solo. "Questa mattina abbiamo sentito alla televisione che il governo italiano sostiene e appoggia il presidente egiziano. Tutti siamo rimasti delusi e stupiti. L'Europa e anche l'Italia quindi dovrebbero aiutare e appoggiare il popolo e non il regime. Per fortuna gli Stati Uniti stanno cambiando opinione e si stanno avvicinando alle posizioni della gente".
La preoccupazione è tanta, anche perché lo schieramento dell'esercito dimostra come il potere egiziano non abbia alcuna intenzione di fare passi indietro. Ma il popolo è determinato e non intende fermarsi. "Nemmeno un sasso è stato lanciato contro la polizia", rivela la fonte direttamente dal Cairo. Che paragona il movimento popolare a quelli che nell'89 hanno fatto cadere i regimi comunisti dell'Est Europa. Chiudiamo la telefonata con la speranza di poter presto comunicare via web. E con una promessa e con una richiesta da parte del nostro testimone: "Non ci fermiamo, ma l'Italia e gli italiani non ci lascino soli".



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