Guerriglia in Egitto: dieci morti, oltre 1.000 feriti. Tank in piazza
Hosni Mubarak sarebbe disposto a dimettersi subito, come chiede da 10 giorni l'opposizione, ma non lo fa per non gettare il Paese nel caos. E' quanto ha dichiarato il presidente egiziano in un'intervista alla corrispondente della Abc Christiane Amanpour.
Nel Paese la tensione resta altissima. L'opposizione ha respinto l'offerta di dialogo avanzata dal governo se prima non si dimetterà Mubarak. Sostenitori e contestatori del presidente sono tornati a fronteggiarsi attorno sulla piazza Tahrir, il cuore della rivolta al Cairo, alla vigilia delle nuove proteste di massa previste per venerdì.

Egitto - Foto Olycom
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Sulla piazza l'esercito ha creato una zona-cuscinetto di 80 metri per separare le due fazioni e mantiene il controllo della situazione, dopo che nella notte la piazza si e' trasformata di nuovo in campo di battaglia. E stavolta ai bastoni e alle pietre si sono aggiunte le bottiglie molotov e le armi da fuoco. Varie fonti parlano di 10 morti e 1500 feriti nelle violenze notturne. Lo stesso ministero della Sanita' ha ammesso che ci sono stati almeno sei morti e 1.500 feriti, 86 dei quali ricoverati in ospedale. Stamani miliziani vicini a Mubarak hanno violato la zona-cuscinetto e sulla piazza ci sono stati scontri isolati con lanci di pietre.

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I militari sono riusciti a evitare il contatto diretto, ma in una zona laterale della piazza i sostenitori di Mubarak hanno lanciato alcune molotov. E un'intensa sparatoria attorno alla piazza e' risuonata anche nel primo pomeriggio. Intanto il governo egiziano ha negato di aver avuto un ruolo nel mobilitare i sostenitori del presidente Mubarak e ha promesso un'inchiesta su chi sia dietro le violenze delle ultime ore, definite "un errore fatale". Ma le opposizioni egiziane fanno muro di fronte all'offerta di dialogo avanzata dal vicepresidente Omar Suleiman e dal premier, Ahmed Shafiq. Mohamed ElBaradei e i Fratelli Musulmani hanno fatto sapere che il presupposto di qualsiasi negoziato sono "le dimissioni di Mubarak" e "il ripristino della sicurezza a piazza Tahrir".
Smentita anche l'apertura di un canale di trattative con le altre formazioni politiche di minoranza, annunciata dalla tv di stato. E mentre sul fronte diplomatico cinque Paesi Ue, tra cui l'Italia, hanno chiesto un'immediata transizione politica in Egitto, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello alla calma e si e' detto preoccupato per il crescendo delle violenze. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha parlato con Suleiman al telefono che gli ha riferito che il governo intende presentare un pacchetto di riforme da sottoporre a referendum, una Roadmap per garantire una transizione pacifica verso un nuovo assetto costituzionale. Nelle sue comunicazioni alla Camera, il titolare della Farnesina ha spiegato che finora sono 4.500 gli italiani rimpatriati dall'Egitto.
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5 PAESI UE TRA CUI L'ITALIA: "IMMEDIATA TRANSIZIONE" - "Guardiamo con crescente preoccupazione al deterioramento della situazione in Egitto", si legge nel comunicato. "Il popolo egiziano deve essere in grado di esercitare liberamente il proprio diritto a riunirsi pacificamente e (deve vedersi) assicurata la completa protezione da parte delle forze di sicurezza". Nella nota si aggiunge che gli attacchi contro i giornalisti sono "completamente inaccettabili" e si condannano "tutti coloro che usano o incoraggiano la violenza, che puo' soltanto aggravare la crisi politica in Egitto".



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