Effetto farfalla ed effetto sistema
Di Pasquale Della Torca
E' l'effetto farfalla, in parte. Non è un problema che riguarda un solo Stato, un solo paese, una sola nazione. Paradossalmente l'articolo di Baiocchi fotografa una situazione che nessuno vuol vedere: il sistema democratico affermatosi in occidente non può più funzionare oggi perché è obsoleto, com'è obsoleta la teoria economica. 
Manifestazioni in Belgio - Foto Olycom
Baiocchi in sostanza ci dice che il Belgio è stato senza governo per 420 giorni e che in questo lungo periodo il PIL belga è cresciuto del 2,4% e il "governo in carica per gli affari correnti" in quanto governo leggero è riuscito a lavorare meglio tanto che Baiocchi si accorge che "E' un quadro del tutto inedito in una moderna democrazia: e tuttavia sembra quasi un esempio positivo". E' invece solo una conferma che al di là dei fatti contingenti è in corso una crisi di sistema.
Andando con ordine, quindi, sarebbe necessario prendere definitivamente coscienza che la ridondanza istituzionale di governo, della politica, dell'economia e complessivamente dell'apparato burocratico-amministrativo pubblico sono ormai di ostacolo allo sviluppo. Nel caso concreto dell'Italia tale ridondanza è tale da poter portare il paese in un baratro dopo il lunghissimo periodo nel quale è stato in un cul-de-sac politico ed economico. Nella fattispecie la dimostrazione dell'incapacità governativa è venuta da due momenti istituzionali precisi: la presentazione di una manovra economico-finanziaria di stampo vecchio, banale, ridicola e dal discorso del presidente del consiglio che in sostanza dichiarava la sua impotenza rispetto alle contingenze del paese e, quindi decretava -di fatto, intuitivamente- la sua incapacità a continuare nel presiederlo. Alle parole non sono seguiti i fatti, cioè le dimissioni del governo in carica.
Ma un problema c'è: è che qualsiasi sostituto opererà secondo le stesse pratiche e matrici di quello Berlusconi e, quindi, il viaggio verso l'ignoto continua. Questo aggraverà i problemi non solo del bilancio statale ma anche quelli economici dei cittadini. Ormai non si possono più sanare le crisi sistemiche facendo ricorso a ridicoli prelievi dalla tasche e sui beni (quelli che restano) dei cittadini. E chi parla di lotta all'evasione (come ancora una volta nelle proposte delle parti sociali) non sa di cosa parla oppure lo sa e mente perché se ci si riferisce alla macro-evasione (aziende, grandi evasori delinquenziali privati, frodi ecc.) sa che è quella più facile da colpire e che però porta a introiti grossi ma non risolutivi come invece avverrebbe colpendo la micro-evasione diffusa (quella dei cittadini con doppio lavoro, degli artigiani, dei lavoratori che fanno prestazioni difficili da controllare e che percepiscono corrispettivi non dichiarati ecc.). Così come chi parla di rendite finanziarie da "bastonare" per risolvere i problemi è totalmente in male fede perché basta leggere le performances dei mercati finanziari degli ultimi anni. Anzi si farebbe bene a cominciare a prendere contezza del fatto che i sell-off di questi ultimi tempi sono non tanto il frutto della crisi sistemica dei governi e dell'Europa o di Obama bensì il risultato di operazioni di mercato tendenti proprio a controbilanciare i pessimi rendimenti, soprattutto obbligazionari, degli ultimi anni.
Dunque, se si continua a fare di tutta l'erba un fascio non si arriva a costruire nulla. I capisaldi di un'azione "redentrice" sono: ridurre fortemente la pervasività normativa e regolatoria dello stato soprattutto in economia e ridurre fortemente il settore politico-burocratico, insomma ridimensionare fortemente il settore pubblico, che è improduttivo, parassitario ed esoso; ristabilire una piena economia di mercato -in stile anni sessanta !- supportandola con una sorta di "piano Marshall" che contempla: deregulation, ridefinizione al ribasso dei carichi fiscali sulla produzione e sul lavoro, aumento dei carichi fiscali sul consumo vistoso (quello del lusso e superlusso), aumento dell'inflazione, aumento della liquidità del sistema (credito più facile). In un secondo momento incrementare fortemente gli investimenti pubblici soprattutto nella modernizzazione infrastrutturale del paese.
Un discorso a parte merita il sistema privato che finora, a mio parere, non ha contribuito sufficientemente a distribuire ricchezza al di fuori della proprietà e del top management: distribuzione di utili ai dipendenti, partecipazione azionaria dei lavoratori all'impresa dovrebbero da subito entrare nel nostro sistema industriale come prima iniziativa forte.
Poi, a completamento, quanto suggerito nel documento della parti sociali relativamente alla liberalizzazxione delle professioni e alle privatizzazioni, taglio dei costi della politica ecc.
Ecco dunque tracciati i capisaldi di un programma di governo della "rinascita"; un programma che non taglia le gambe all'economia, un programma di sviluppo, un programma che non impeverisce la gente, un programma facilmente attuabile da subito. Eccolo pronto per chi volesse adottarlo da subito, lasciando a casa i vari Amato, Monti & Co., perché la politica ci deve mettere la faccia.



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