E se facessimo come il Belgio?

Venerdì, 5 agosto 2011 - 11:25:00


Di Giuseppe Baiocchi

proteste belgio (10)
Manifestazioni a Bruxelles
Forse solo a metà agosto il re Alberto del Belgio potrà salutare un accordo tra otto partiti per dar vita a un governo del Paese a 420 giorni dalle elezioni politiche del giugno del 2010. Un vuoto così prolungato ha battuto tutti i record della storia mondiale: eppure nel lungo intervallo il Pil belga è cresciuto del 2,4% e il Parlamento ha approvato persino la legge anti-burqa. E il vecchio esecutivo, in carica solo per il "disbrigo degli affari correnti", se l'è comunque cavata, anche se aveva a disposizione solo un dodicesimo del bilancio (che andava rinnovato mese per mese) e ha potuto solo esercitare i poteri di un "governo leggero".

E' un quadro del tutto inedito in una moderna democrazia: e tuttavia sembra quasi un esempio positivo, in particolare per l'Italia che sul governo che c'è, che dovrebbe cadere al buio e che intravede all'orizzonte nebbioso o un esecutivo "tecnico" oppure una compagine "di salute pubblica" si sta esercitando da qualche settimana in un angoscioso balletto sul quadro politico accomunato dall'impotenza. 

D'altra parte, mentre ci si affanna a prefigurare scenari di cambiamento o di "discontinuità", sfugge in sostanza la percezione poco simpatica di essere, di fatto, completamente "commissariati". Ovvero che i normali elementi dell'esercizio della sovranità (la diplomazia, la spada e la moneta) siano completamente in mani altrui. Nessuno ha voluto la grottesca guerra in Libia, eppure si continua a farla in un comodo disinteresse mediatico. La manovra economica costruita e approvata di corsa, con la politica intera al guinzaglio di Napolitano, si dimostra scarsamente persuasiva all'impatto con i mercati. E anche l'unica figura in grado fino ad ieri di rassicurare borse e istituzioni internazionali, il ministro Tremonti, ha l'immagine appannata. Per la gioia di molti indebolito, se non sgarrettato (per una storia marginale di subaffitto in contanti) dalle indagini della magistratura sul malaffare di Palazzo. Peraltro una magistratura che sta lentamente scoperchiando la profonda "questione morale" che imbarazza il principale partito di opposizione, incapace ormai di prospettare una seria alternativa di governo a una maggioranza sfibrata e depressa.

Se il potere, quello vero, passa altrove (tra toghe e mercati, tra media e lobbies non solo nostrane), dov'è finito il "primato della politica" indispensabile in una sia pur affannata democrazia parlamentare? Sembra quasi che le resti solo lo spazio per giocare con i costosi privilegi di casta, mentre il mondo va da un'altra parte. E' al tramonto un ciclo ormai quasi ventennale, ma non si vedono all'orizzonte i "profeti del nuovo", capaci di visione ma anche di consenso democratico. Se il destino del Paese è quello di essere, come pare, una "colonia", allora meglio il Belgio, che almeno ha una regina italiana…

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