E se il governo Monti avesse i giorni contati?
Di Giuseppe Morello
Si fa sempre più perigliosa la navigazione del governo Monti. Focolai di protesta si accendono ad ogni angolo d'Italia e coinvolgono sempre più categorie sociali e professionali. Mugugni e malumori serpeggiano un po' ovunque, mentre le forze politiche cominciano a farsi due conti e ad accusare i primi mal di pancia.
Sostenere Monti, ma a che prezzo? Questo si stanno chiedendo i partiti della maggioranza. Non il Terzo Polo, che ha sposato il governo dei professori, ma di certo Pd e Pdl che compulsano i sondaggi e scoprono che il consenso scende: gli elettori che appoggiano Monti voteranno Casini e non Bersani e Alfano, mentre chi vi si oppone voterà Grillo, Lega e Di Pietro.
L'esecutivo dei professori ha nella sua forza la sua debolezza, nelle sue specificità i suoi limiti. Se da un lato infatti, l'essere sciolto dai partiti, l'essere elitario e indifferente al consenso elettorale lo rende più forte e gli ha permesso finora di approvare provvedimenti che nessuno avrebbe mai approvato, dall'altro quelle stesse caratteristiche lo rendono in una certa misura alieno, estraneo. Ed è paradossale che più il governo conquista consensi all'estero più ne perde in Italia, più la Merkel approva e meno acconsentono gli italiani, perchè ciò che si "deve fare" non coincide con ciò che si "desidererebbe fare".
Siamo alla classica medicina amara da ingurgitare per guarire sebbene abbia un sapore repellente. Una contraddizione insanabile che ogni giorno mette a repentaglio la tenuta del governo e ogni giorno interroga i partiti. Pd e Pdl speravano che questo governo facesse le scelte difficili risparmiandoli dal prezzo da pagare in termini di consenso. Ora scoprono che Monti prende i complimenti della city londinese, ma il prezzo elettorale rischiano di pagarlo solo loro.
giuseppe.morello@affaritaliani.it


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