Mario Monti è l'uomo della provvidenza?

Giovedì, 29 dicembre 2011 - 09:10:56



Di Renato Palma
 
E' sempre difficile dare cattive notizie. Gli esperti di comunicazione hanno messo a punto varie regole per cercare di porgerle nel miglior modo possibile. In ogni caso, chi sa qualcosa di brutto, e lo deve comunicare a una persona a cui vuol bene, si sente un peso sul cuore. Nel caso di Mario, credo che sia molto difficile che qualcuno di noi possa volergli bene. Troppo sobrio, privo di passioni. Sempre dotato di umorismo tagliente, si capisce bene che lui vive in un altro pianeta fatto di teorie economiche e di numeri. Un pianeta freddo, abbagliato dalla luce della conoscenza, in cui i sentimenti fanno sempre un passo indietro di fronte alle necessità della competenza, anche quando l'economia è applicata sulla pelle delle persone. La storia è nota. Mario arriva preceduto dalla sua fama di uomo onesto, capace, affidabile. Sostituisce Silvio, di cui nessuno si fida più e al quale molti danno la responsabilità del disastro nel quale ci ha cacciati. Viene accolto con un sospiro di sollievo, di gratitudine. E' l'uomo della provvidenza. Quello che tranquillizzerà i mercati e ci metterà al riparo dalla speculazione. Certo ci costerà lacrime e sangue, ma poi saremo liberi dal ricatto.

Quello che molti pensano è che Mario, nelle sue scelte, si atterrà solo alle sue teorie, senza guardare in faccia nessuno. E qui Mario comincia a deludere. Nella sua manovra non c'è ombra di giustizia sociale. Taglia dove è più facile, aggredisce i più deboli, parla di sacrifici necessari, ma la manovra ai più sembra ingiusta. Persino a Pier Luigi, il che è tutto dire. Mario, in più, accetta condizionamenti dai politici. Se sei un tecnico, fai il tuo brutto mestiere. Deciso, sicuro del tuo sapere. Che cosa è successo in realtà? Mario ha fatto il suo compitino, suggeritogli dai potenti economici d'Europa. Sicuro che, piegandosi a una gran quantità di minacce, ci avrebbe garantito se non una pace economica, almeno un armistizio.

Perché Mario crede al mercato e, quel che è veramente incredibile, è convinto che il mercato creda in lui. E ora chi glielo dice che il mercato lo sta trattando come Silvio? Con sua grande sorpresa sta prendendo atto che il mercato non distingue tra lui e Silvio. E lui che fa? Parla di fase due, quella che dovrebbe garantire la crescita. E qui siamo al punto. Chi ha l'autorità o il coraggio di dirgli che il sistema economico, le sue teorie, sono solo una specie di gioco che ha funzionato per quasi due secoli, ma che ora sta scricchiolando da tutte le parti e che il suo compito non è quello di dare risposte all'avidità dei mercanti, ma di inventarsi un nuovo gioco, con nuove regole, che permettano al mercato di essere utile e non dannoso alla vita della gente? La risposta è più semplice di quanto si creda. Dovrebbe farlo la politica, ma lui è un tecnico, i politici non hanno idee da un pezzo, e i vecchi, tipo Giorgio, non hanno la necessaria saggezza e fermezza per informarlo. Allora lui continuerà a blaterare, come tutti i governanti, sperando che con un sacrificio qua, un altro là, gli dei del mercato ci saranno meno ostili. Non c'è bisogno di sacrifici, Mario, c'è un gran bisogno di nuove regole al servizio del benessere delle persone, e non di meno regole al servizio del profitto. Ecco, è fatta. Ora se vuole, lo sa anche lui.
 



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