Dopo le vacanze ci aspetta una vita agra

Sabato, 27 agosto 2011 - 12:55:00


Di Maurizio De Caro

Tutto sommato è piacevole. Per gli economisti più grande è la crisi e più opportunità di cambiamento produce e "quando le strade sono piene di sangue è il momento di comprare" (Rockfeller). La politica si adegua ma comincia a capire che la Fiesta è finita, e nessuno ha voglia di sparecchiare. In un paio di anni sono implosi il dopo guerra, gli anni '60 (non vi dico il '68) e gli anni '80: bel colpo. Per le polpe abbronzate bi-partizan al rientro ci sarà una novità che è la più grande delle sorprese, il Paese conoscerà la verità sul suo stato di salute. Comincerà a chiedersi se far finta di essere ricchi (e rischiare l'infarto ad ogni scampanellata in azienda o in villa) non sia peggio che essere molto più poveri ripristinando l'originaro tri-vani, ma sereni. Maggioranze e opposizioni si accapigliano su nervosissime dichiarazioni patafisiche, sudano tutti e molto di più, sbraitano e sbandano sul barcone D&G de-luxe senza l'ombra di uno scafista. Tutti gli scafati tremano e tutti incollati al pc per studiare una exit-strategy decente perchè l'aereo perde quota e il tempo stringe. Province, moschee, pensioni, eco-pass per tutti, bond, patrimoniali solidali, lotte agli spechi e sputtanamento indifferenziato di qualsiasi kasta: un colpo al cerchio nazionale e un colpo alla botte locale. Come per l'allenatore della nazionale ogni italiano ha il suo schema ,l'idea brillante, ma in verità attende di capire chi saranno i nuovi "signori della Crisi" per correre" in soccorso dei vincitori", se ci saranno. Ma l'Europa boccheggia e non solo per la canicola,e quindi distribuire in tutto il continente lo sfacelo economico e politico non risolve ma aiuta, mentre Bruxelles, sempre bella e muta. Che questa estate sia strana, diversa, un po lugubre lo si percepisce fino alla riva delle nostre coste martoriate, un'ansia soleggiata che non preannuncia niente di buono. Le borse in fiamme riproducono lo spettacolo da reality della finanza glocal virtual-digitale, con perdite stellari da Monopoli planetario. Ma ancora in molti non hanno capito se dietro gli impulsi luminosi ci siano i soldi veri. Anche i ricchi piangono e sono pronti a scucire quanto dovuto alla nuova futura Repubblica Popolare Italiana, i calciatori come Eto' (che in anno guadagnerà come 15.000 camerunensi medi raggruppati in 10 villaggi caratteristici), hanno già investito i loro "giusti" guadagni in gel inquinanti e tatuaggi chimici e non potranno pagare la tassa di solidarietà. Il Presidente e il Papa scorazzano per il Paese e per l'Europa stigmatizzando i cattivoni che saltano la cavallina dell'Agenzia delle Entrate e sono stupiti che l'Aston Martin Virage intestata al nonno contadino venga ritenuta una truffa ai danni dello stato(ma non saró mica l'unico pirla a  pagare proprio tutto,tutto?).

I poteri forti sorridono giocando a nascondino, chiosano e mettono in guardia, indicano responsabili da rottamare e qualche capro espiatorio minore. Non se ne esce con le televisioni pubbliche soggiogate alle segretarie del Sire Calante, capaci di parlare per ore del nulla, invece che chiedere almeno il dimezzamento di tutte le cariche pubbliche italiane,l'abolizione di qualsiasi doppio incarico,dei comunelli e delle province inutili, delle consulenze (e delle camicie) imbarazzanti. L'Umberto ormai è solo capace di ruttare tutto il Nabucco, Va' pensiero escluso per ridpetto alla Padania. Bei tempi quando i governi erano veramente balneari, la Liretta era da Oscar e il Paese poteva godersi un'estate che sarebbe durata fino alla fine dei tempi: tutti felici, tutti ricchi o quasi e tutti disinformati. L'archeo-Kasta nel corso delle ere glaciali dell'intelligenza non ha gradito e si è incazzata, autoestinguendosi. I doppiopettoni in grisaglia hanno voluto in cambio del benessere su nel "continente", anche per i terroni, la cieca obbedienza e il distacco del bel Paese dal resto della cività europea e mondiale. Dopo quarantanni eccoci qui, e sempre più vecchi, poveri, incattiviti e in mutande. La vita è sempre più agra in questi tempi di sanatorie, manovre aggiuntive e bonus e una tantum e "adesso facciamo il culo anche alla Chiesa e alle Coop", viene fuori dallo schermo al plasma grande come una nazione l'incazzatura reale, lo scontro dopo lo sberleffo e la politica dei "tifosi" esce dallo stadio e torna nelle piazze. Ma è tardi e questo lo sanno anche loro, i dignitari ripugnanti della Repubblica delle Sedie, che come nell'omonima  commedia di Ionesco, maestro del teatro dell'assurdo, non vengono mai citate ma, il bersaglio goloso è sempre quello. Il potere non riesce più a decidere da quale parte fottere il video-popolo e tergiversa, comunica, annuncia, promette, rassicura ma il nervosismo è sempre più palpabile e la deriva è sempre più probabile. Ancora qualche giorno di mare e qualche resoconto di guerra e poi saremo pronti a far finta di nulla, che "in fondo stiamo sempre meglio dei greci" e che "il Paese è comunque sano", mi creda dottore. La crisi passerà come l'estate e rimarranno i ricordi sbiaditi dei soliti incazzati incontentabili (comunisti? qualunquisti?) in fondo l'Italia è un grande villaggio turistico dove continuiamo a vivere (e/o villeggiare), e non c'è mai piaciuto nulla ma perchè cambiare? L'anno prossimo, quasi quasi, me ne vado in montagna.

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