IL CORAGGIO DI CAMBIARE - Il documento integrale dei quarantenni del Pd
IL CORAGGIO DI CAMBIARE
La crisi globale che ha investito con conseguenze durissime anche l’Italia, mette in discussione molte certezze consolidate, muta radicalmente l’agenda dell’economia, della politica e della società. È un flusso che costringe ognuno a ripensare se stesso, in uno scenario mondiale che appare instabile e quanto mai difficile. Eppure, proprio dalla difficoltà del presente, può arrivare, nel nostro paese, l'occasione di riaprire la partita per la sfida del governo. Gli Stati Uniti e la vittoria di Obama ci indicano la possibilità di trasformare le forze del progresso da soggetti marginali, incapaci di incidere realmente in un contesto incerto, a soggetti della speranza, motori del cambiamento, attori di una nuova storia di sviluppo, progresso, giustizia sociale.
A fronte di questa possibilità, oggi le forze progressiste italiane si trovano a un bivio decisivo. Da un lato c’è il rischio di un’inarrestabile perdita di contatto con il proprio insediamento territoriale e sociale, della capacità di esprimere una larga rappresentanza, e di subire passivamente un’egemonia culturale e politica della destra di governo. Dall’altro si apre lo spazio per una battaglia culturale e politica che ci ponga in sintonia con i settori più dinamici della società italiana e che riesca, contemporaneamente, a intercettare bisogni e aspettative degli italiani, ed in particolare di quel popolo fatto di lavoratori precari o saltuari, imprenditori e dipendenti della piccola impresa, e di tutti coloro, in particolare tra le giovani generazioni, tagliati fuori da un modello economico e sociale che si è rivelato vecchio e insufficiente di fronte ai mutamenti del mondo, e che si trovano ora esposte alla pressione dei processi di globalizzazione.
In aggiunta a questo, il nostro paese, a maggior ragione oggi in questo periodo di incertezza, vede crescere la sfiducia, verso la politica e le istituzioni. Siamo noi in primo luogo a non poterci nascondere che, per molto tempo negli ultimi quindici anni, quando governava o quando era all'opposizione, il centro sinistra, è stato percepito come subalterno e incapace di governare quei processi di globalizzazione che colpiscono soprattutto i soggetti deboli della società. E questa critica, che ci tocca, ha acuito la critica e la sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni. Paradossalmente, nel nostro Paese, la crescente ostilità nei confronti delle trasformazioni e dai disagi che sono derivati dalla deregolamentazione dei mercati, è diventata uno dei punti di forza di quella stessa destra che li aveva promossi su scala nazionale e globale. Ma la crisi che produce ferite nella società non ha prodotto sinora danni elettorali nel centro destra, anzi, ne ha creati nel centro sinistra.
La strategia della destra che si è rivelata per adesso vincente, ha fatto leva su tutto il complesso delle paure che gravano sulla società contemporanea, enfatizzandole. Sicurezza, immigrazione, povertà, sono i temi che stanno da tempo al centro dell'azione del blocco di centrodestra. Pensionati, semplici cittadini, operai, investiti da questi problemi, stanno da tempo ingrossando le fila dell'elettorato di centro destra. Eppure, proprio questa stessa strategia politica, può essere messa in discussione dalla crisi che il nostro paese affronta. Perché un conto è enfatizzare il disagio, un conto è dargli soluzione. A patto che la nostra alternativa risulti credibile. Prima di tutto sul piano culturale.
Non basta l’opposizione al progetto politico della destra ma è fondamentale che il campo del centrosinistra elabori progetti alternativi al modello economico che ha scaricato i suoi effetti rovinosi su scala nazionale e planetaria, e al quale, va riconosciuto, il centrosinistra e il campo di forze progressiste in Italia come in Europa non hanno saputo opporre un’idea di società nuova e diversa. Con più libertà, più eguaglianza, più sostenibilità.
La condizione prima per un’alleanza di centrosinistra più forte è quella di dar vita davvero a un partito in cui si riconosca un insieme di popolo italiano più largo e articolato rispetto all’elettorato a cui, storicamente, hanno fatto riferimento le tradizioni che hanno dato vita al PD. Il presupposto per dare il via a questo processo è inevitabilmente ridiscutere noi stessi e la nostra cultura. Cultura che non può scaturire dalla semplice sommatoria o dalla giustapposizione dei pensieri, e delle ideologie politiche che hanno segnato il secolo scorso, ma deve essere, necessariamente, espressione di un pensiero nuovo.
PER LA TERZA REPUBBLICA



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