Disordini ad Atene. Dimissioni nel Governo

Tafferugli nelle strade della capitale greca e scontri intestini nel governo. Atene, già fiaccata in questi mesi, adesso è davvero a terra per lo sciopero generale proclamato dai sindacati contro la nuova austerità. Lo scontro sul piano di tagli - oltretutto non sufficiente per soddisfare la Troika (Bce, Fmi, Ue) - ha provocato una raffica di dimissioni nel governo di Lucas Papademos che ora è in affanno: lasciano i rappresentanti dell'estrema destra, abbandona la vice ministro degli Esteri Marilisa Xenogiannakopoulou, vicina socialista ed ex premier Georges Papandréou.
Decine di migliaia i manifestanti. In piazza Syntagma, davanti alla sede del Parlamento, centinaia di dimostranti incapucciati o con il volto nascosto da caschi da motociclista, sono usciti dal corteo e hanno attaccato la polizia con molotov, pietre e mattoni. Gli agenti in assetto anti-sommossa hanno reagito con un fitto lancio di lacrimogeni e diverse cariche. Lo sciopero generale sta paralizzando intanto il Paese, con treni e metro fermi, navi attraccate nei porti, scuole, ospedali, banche e tribunale chiusi.
La situazione della Grecia preoccupa i paesi "forti" dell'area Euro. «Un fallimento della Grecia è un rischio che non si vuole affrontare, e che non si potrebbe controllare» avrebbe affermato Angela Merkel. Mentre il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha confermato che i piani attuali non consentirebbero alla Grecia di raggiungere l'obiettivo di tagliare il debito al 120% del Pil entro il 2020. Il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, ha tentato nel frattempo di contenere il nervosismo: «Sono fiducioso sul raggiungimento di una soluzione la prossima settimana. Questa è estremamente importante prima per la Grecia e i suoi cittadini e poi per l'intera area euro».
Tedeschi negativi sul recupero della Grecia. Nonostante gli sforzi fin qui fatti dal governo di Atene e dai greci, in Germania i cittadini continuano a non fidarsi dei vicini sud-europei. Due tedeschi su tre (66%) dubitano della volontà degli ellenici di risparmiare, contro un 27% di intervistati convinto che ad Atene si stia facendo sul serio. Secondo quanto emerso dal Politbarometer - il sondaggio settimanale commissionato dall'emittente pubblica Zdf -, su un'eventuale bancarotta greca i tedeschi sono esattamente spaccati: il 46% si dice convinto della necessita che l'eurozona la prenda seriamente in considerazione, mentre un altro 46% continua a rifiutare l'ipotesi. Il 68% degli intervistati è comunque convinto che un'insolvenza greca produca danni all'economia tedesca, contro un 18% secondo cui sarebbe un vantaggio. Gli elettori tedeschi continuano inoltre a ritenere, in larghissima maggioranza (69%), che la cancelliera Angela Merkel stia facendo un buon lavoro nella gestione della crisi del debito. La percentuale di consenso sale al 77% se si considera il lavoro di Merkel in generale. Il trend più che positivo per la cancelliera traina verso l'alto i partiti che la sostengono: l'Unione di Cdu e Csu è salita al 37% delle preferenze, sempre più staccata dal più grande partito all'opposizione, la socialdemocratica Spd, in discesa al 29%.


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