Aridatece Bertinotti...
Di Pasquale Della Torca
In questi giorni è palese uno stato di confusione istituzionale che potrebbe preludere a un aggravarsi della confusione politico-costituzionale. E’ evidente che la nostra Costituzione, benché benemerita, non contenga antidoti alle esondazioni sempre più frequenti da parte di poteri o organi dello Stato.
In particolare, nell’ambito di dinamiche politiche sane, e nel rigore di norme costituzionali materiali precise e univoche la concessione alla dialettica costituzionale sarebbe sicuramente più sobria. Non accade nel nostro paese a causa degli strascichi ancora provenienti dai guasti della cosiddetta prima repubblica viziata dal potere duale democristiano-comunista. Non si è posto per tempo riparo ai guasti causati da quel binomio di potere e ora ne subiamo le conseguenze nefaste.
L’animosità, l’acredine, lo scompiglio deriva anche da una mancata riforma della Costituzione, dei Regolamenti Parlamentari e da una più severa codificazione dei poteri dello stato.
Anche per ciò martedì la Camera dei deputati sembrava il senato romano ai tempi delle idi di marzo.
La fiducia sulla legge finanziaria ha ancora una volta sollecitato l’intervento del Presidente della Camera che la ha giudicata deprecabile. E’ evidente che l’intervento del Presidente della Camera sia caduto in un momento particolarmente delicato per la vita politica del paese a causa dell’attentato al Presidente Berlusconi e, pertanto, debba essere ritenuto abbastanza pesante dal punto di vista politico. In effetti il ruolo di garanzia e la rappresentazione super partes del suo ufficio spinge spesso il Presidente della Camera a interventi che rischiano di essere qualificati come politici. Ciò è dovuto appunto a quanto si diceva all’inizio circa la necessità di una revisione delle regole costituzionali.
Basta ora ricordare che la Legge Finanziaria è una legge molto particolare che per molti decenni ha rappresentato una sorta di carrettone da assaltare e che ha causato molti guasti a questo paese. E’ quindi evidente che sotto un governo autorevole la finanziaria venga blindata; anzi vieppiù in un periodo nel quale la situazione economica è palesemente fragile.
L’altro fronte parlamentare, quello che interpreta l’immagine del senato romano, è la posizione di Di Pietro.
Cicchitto ha detto cose che si sanno e che moltissimi in Italia pensano. Solo chi ha il cervello lardellato e gli occhi carichi di affettati non riesce a vedere la trama che tesse la campagna denigratoria, offensiva, sconsolatamente primitiva e brutale nei confronti di un uomo. Un uomo, in senso numerico, 1. L’oggetto ultradecennale di camionate di fango, di accuse di ogni risma e mefiticità provenienti da diverse parti, unite alle esondazioni di alcuni poteri dello Stato e alle debolezze di una politica dell’opposizione inconcludente, è Berlusconi.
Berlusconi, dunque, è oggetto e soggetto della politica di Di Pietro. Gli basta questo per raccattare voti, lui lo ha scoperto e, quindi, ciulla nel manico. E’ il modo di fare politica in Italia e quel che è accaduto domenica scorsa al Presidente del Consiglio non ha insegnato, per ora, niente a nessuno. Il nervo dell’antiB è scoperto e vibrante, a questo punto direi io pericolosamente. Ma alcuni suonatori di quel nervo non lo hanno ancora capito.
Questo dovrebbe farci capire che c’è bisogno di un ricambio severo, profondo della classe politica di questo paese che un po’ fa rimpiangere la dura ma elegante e mai sopra le righe interpretazione della politica di Fausto Bertinotti distante anni luce dalla inconsulta, incolta e inconsistente arruffoneria dei politicanti dei nostri giorni.



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